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Operaio cade dall'impalcatura
in un cantiere del centro e muore

Un operaio è morto in un infortunio sul lavoro a Mantova. Giuseppe Calabretta, 45 anni, calabrese residente a Brescia, è precipitato da un'impalcatura alta quattro metri in un cantiere in corso Vittorio Emanuele II, una delle vie principali della città. Nel cantiere lavorava anche il figlio di 17 anni. Ancora oscure le cause della tragedia. In quel momento sulla città soffiava un forte vento

Un piede appoggiato male, un colpo di vento di quelli che per tutta la giornata hanno fatto rabbrividire la città o forse un malore. Il tentativo, inutile, di aggrapparsi. E poi un volo da tre metri e mezzo di altezza, nel cantiere allestito nel cortile interno dell'ex cinema Andreani in corso Vittorio Emanuele. È morto così nel primo pomeriggio di ieri un muratore di Leno, in provincia di Brescia.

Giuseppe Calabretta, 45 anni, di origine calabrese, stava lavorando con il figlio di 17. Nulla da fare per i soccorritori: il muratore è morto sul colpo. Asl, Direzione provinciale del lavoro e carabinieri stanno ricostruendo l'accaduto: ad uccidere Calabretta è stata, come pare probabile, una sua imprudenza o c'è un responsabile?

Il muro era quasi tutto intonacato, mancavano poche pennellate nella parte inferiore. Alle tre e mezza di ieri pomeriggio l'artigiano stava completando l'opera. Al mattino aveva fatto lo stesso lavoro all'ingresso del cortile e ai fianchi della discesa che conduce al garage.

Per arrivare all'altezza giusta Calabretta aveva costruito un rialzo di fortuna: un asse di legno incastrato in un cavalletto e tenuto in equilibrio con qualche pietra. Gli mancavano pochi minuti di lavoro, sperava che quella traballante impalcatura potesse essere sufficiente. Invece all'artigiano è improvvisamente mancato l'equilibrio. Una delle ipotesi è che a far cadere l'operaio sia stato il vento: a quell'ora la città era attraversata da folate molto intense.

«I miei avvocati mi confermano che esistono tutti gli estremi per un ricorso al Consiglio di Stato» ha poi detto il candidato del centrosinistra. «La sentenza del Tar Lombardia, che non ha risolto il problema della regolarità delle firme della Lista di Formigoni. Senza il decreto legge salva-Formigoni non ci sarebbe la sua candidatura».

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