Quotidiani locali

LA MATTANZA SUL PO
Pesci sterminati di notte
e venduti nei mercati ittici

Una banda di ungheresi ricorre a metodi di pesca barbari e illegali, come l'uso di elettrodi o l'impiccagione o il palamito. I siluri vengono venduti, senza alcun controllo sanitario, nell'Europa dell'Est e in Italia, come dimostra la foto scattata al mercato ittico di Roma
LEGGI I metodi dei pescatori di frodo

FIUME PO. C'è chi dice che da quando la banda fa razzie notturne fra le anse reggiane del Po sia diventato sempre più difficile pescare siluri, carpe, lucci, barbi.

Uno «sterminio» che non ha nulla di sportivo e ancor meno dell'innocuo passatempo, ma è il risultato di un'attività illegale a dir poco pianificata, che ha non pochi aspetti inquietanti: metodi di pesca brutali ma soprattutto illegali, carichi su carichi di fauna ittica (soprattutto siluri) che finiscono all'Est ma non solo, visto che notevoli quantitativi di carne di siluro sono stati «intercettati» in mercati ittici italiani (perlomeno di Roma, come mostra la foto che pubblichiamo, ma vi sono segnalazioni anche in altre città). Qualche prezzo? Se il siluro è vivo 3-4 euro al chilo, 6-7 euro se già pronto in filetti.

La gente del fiume è stanca di questi novelli predoni del Po, ma ne ha anche paura, perché contrastarne l'attività significa ritrovarsi con la barca rubata o danneggiata, per non parlare degli «attacchi» alle baracche sul fiume. Ma tutte queste lamentele sono ben note alle forze dell'ordine che operano nella Bassa e solo un'inchiesta (il più possibile coordinata) potrà mettere fine a questa autentica calamità per chi ama il Grande Fiume ed il suo ecosistema.

Le segnalazioni sono sempre più circostanziate e, purtroppo, riguardano non solo il tratto reggiano del fiume, ma dalla Lombardia arrivano fino al Delta. Si tratterebbe di pescatori di frodo ungheresi che si muovono a bande e dimostrano di conoscere bene il fiume ma anche le leggi italiane sulla pesca per aggirare i controlli.

Chi vive sul fiume s'è accorto di un nucleo specifico di razziatori - 7-8 ungheresi - che dormono di giorno in auto e tutte le notti (specialmente da ottobre a maggio, quando freddo e piene tengono tanti appassionati alla larga dalle acque del Po) vanno all'assalto, usando persino la corrente elettrica: imperversano fra le anse reggiane del Po (da Brescello a Luzzara, ma quest'ultima zona del fiume sembra essere la più battuta), non disprezzando nemmeno puntate verso la sponda mantovana (Borgoforte, Torre d'Oglio) e parmigiana (Colorno, Sacca).

Hanno imbarcazioni da fiume, buone attrezzature da pesca e furgoni su cui vengono caricati i bottini, senza alcun controllo igienico-sanitario, con destinazioni sembrerebbe non solo estere. Si sa che il siluro è un pesce molto apprezzato dai buongustai dell'Est europeo, ma ora c'è il sospetto che - spacciato per altro pesce - finisca anche nei ristoranti italiani.

Del resto gli interessi in gioco sono alti, se solo pensiamo che si presumono carichi da 15 quintali di pesce ogni 10 giorni: una pesca da professionisti ma fuorilegge, con introiti annuali da centinaia di migliaia di euro... Ma si tratta di pesce inquinato, mai controllato dall'Ausl, che non si può catturare con metodi illeciti e con licenze di pesca amatoriali che non giustificano razzie da quintali alla volta. Quando finirà questa mattanza?

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