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Giovanni Pico, una vita tra storia e racconto

Un'opera di Giulio Busi sul mirandolese affascinato dalla cabbala

 Un po' saggio, un po' racconto storico. Diciamo, un racconto la cui trama scorre attraverso fatti realmente accaduti, con precise testimonianze legate a documenti, rigorosamente riportati in un'ampia sezione dedicata alle note, che diventa una parte fondamentale dell'opera. E' la struttura di Vera relazione sulla vita e i fatti di Giovanni Pico conte della Mirandola, un libro scritto da Giulio Busi per la torinese Aragno editore, che verrá presentato dall'autore assieme a Cesare Segre domenica 12 settembre alle 16.45 nel chiostro del Museo Diocesano, durante l'Evento 172 del Festivaletteratura intitolato Amicizie pericolose di un cabalista del Rinascimento.  Giulio Busi, accademico virgiliano, è professore ordinario alla Freie Universitåt di Berlino, dove dirige l'Istituto di Giudaistica. Tra le sue diverse attivitá come scrittore e giornalista, cura la collana The Kabbalistic Library of Giovanni Pico della Mirandola, dedicata alle traduzioni cabbalistiche eseguite per Pico. Puó, quindi, a buon titolo descrivere una delle figure più celebri del Rinascimento italiano, che con Mantova ha avuto numerose occasioni di contatto. Umanista e filosofo, ma anche elegante e rubacuori, straordinariamente ricco, Giovanni Pico venne perseguitato per le sue idee eretiche e morì, forse avvelenato, a Firenze all'etá di 31 anni. Aveva sognato una nuova sapienza universale, all'insegna della cabbala ebraica, che si vantava di avere scoperto, primo tra i cristiani.  Busi descrive la sua avventura umana e quella dei personaggi con cui è venuto a contatto, a partire da Flavio Mitridate - colui che lo ha messo in contato con la qabbalah -, contaminando generi diversi e unendo anche nella forma, grazie ad un particolare utilizzo di maiuscole, discorsi diretti e citazioni, un rigoroso esercizio di riscrittura del passato alle sfide di una nuova stagione dell'avanguardia. Il libro si apre col racconto di una giostra organizzata a Mirandola nel 1468 per il matrimonio del fratello maggiore di Giovanni e si chiude a Firenze, nel novembre del 1494, con Carlo VIII che entra in cittá: il re di Francia, informato della malattia di Giovanni, aveva inviato due medici per curarlo. Fu tutto inutile. Tra i due episodi, la storia di un simbolo della cultura italiana.

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