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Il mistero di Ludovico vescovo
E la morte diventa un giallo

Una vicenda di cinquecento anni fa: fu ritratto dal Mantegna nella Camera degli sposi

Ludovico Gonzaga morì 500 anni fa, il 19 gennaio 1511. A Gazzuolo, dove teneva la sua corte? O a Reggiolo, da dove una spia sembra mandasse informazioni al signore di Mantova sulle condizioni dell'agonizzante zio. Ovviamente per via dell'eredità. Ludovico era il vescovo di Mantova, potente, amante dell'arte, non consacrato, quindi libero di gestire economicamente la diocesi lasciando a un vicario religioso la cura delle anime. Nel 500º, il Museo Diocesano organizza un convegno di studi su Ludovico, sabato al Bibiena, dalle ore 9 alle 13; la cittadinanza è invitata.

Ludovico, nato nel 1460, è un personaggio interessante e poco studiato, nonostante si mostri a milioni di visitatori nella Camera degli sposi del Mantegna, accanto ai genitori Ludovico II e Barbara di Brandeburgo e poi mano nella mano con il fratello Francesco, primo cardinale Gonzaga, a cui successe come vescovo di Mantova.

Della Camera Picta sono famosi persino i cani, come Rubino, figuriamoci i bambini. Un altro fratello di Ludovico, Federico futuro marchese appare con i due figli, Francesco che poi sposerà Isabella d'Este e dominerà Mantova e Sigismondo.  Insomma il vescovo Ludovico Gonzaga non è personaggio minore nella storia dei Gonzaga, però dopo un'infanzia dorata - è rappresentato ben tre volte da Mantegna e un'altra in un ritratto oggi a Vienna - entrò in rotta con il nipote Francesco II, forse anche per rivalità da mecenate con Isabella d'Este.

Fatto sta che viveva perlopiù nella sua corte di Gazzuolo o nella villa che fece costruire a Quingentole (e fu per secoli residenza di vacanza dei vescovi di Mantova, oggi sede del municipio) o in quella di Goito (Villa Bona, zona Massimbona-Marengo), dove è stato scoperto un ciclo di affreschi o in quella di Marmirolo (oggi Villa bella). O ancora a Ostiano (Cremona) di cui fu signore, o nell'attuale Palazzo Acerbi di Castel Goffredo. O, ancora, a Reggiolo, teatro del giallo sulla morte.

Il mistero sarà svelato nel convegno di studi di sabato al Bibiena, presentato al Museo Diocesano da monsignor Roberto Brunelli che - neanche a farlo apposta - è uno scrittore di libri gialli, insieme a Pietro Ferrazzi, consigliere delegato dal sindaco Sodano, e da Marco Rebuzzi, conservatore del museo diocesano. Brunelli ha annunciato anche che l'anno prossimo il Museo Diocesano ricorderà Vincenzo Gonzaga, mentre una mostra si terrà a Rivarolo.

Che il vescovo Ludovico sia un personaggio degno di essere conosciuto è fuori di dubbio. Il suo rilievo di mecenate è tale che fu lui a commissionare i meravigliosi otto busti, tornati al museo diocesano dopo la mostra su «Bonacolsi l'antico» a Palazzo Ducale. Pier Jacopo Alari Bonacolsi detto l'Antico, nato a Mantova attorno al 1460 e morto a Gazzuolo nel 1528, realizzò quelle meravigliose teste di Giulio Cesare, Augusto, Antonino Pio... per il seminario diocesano che si trovava di fronte all'attuale, dove invece era l'episcopio, residenza di Ludovico. Ma Ludovico commissionò a Mantegna anche il San Sebastiano oggi a Venezia.

Il convegno, ha spiegato mons. Brunelli, avrà un seguito con visite guidate ai luoghi di Ludovico, da Gazzuolo, a Goito, Castel Goffredo, Marmirolo, Quingentole, Ostiano e Reggiolo.  Il convegno, dopo il saluto del vescovo Roberto Busti e del sindaco Nicola Sodano, sarà presieduto da Daniela Ferrari, direttrice dell'Archivio di Stato di Mantova. De «I tempi e la vita» parlerà Raffaele Tamalio, de «Le carte dell'Archivio storico diocesano» Roberta Benedusi e Licia Mari, del «Testamento» Andrea Canova. Paola Venturelli parlerà invece di «Ludovico collezionista», Alfredo Balzanelli de «Lo studiolo di Ludovico a Gazzuolo». Diego Furgeri illustrerà il progetto «Per un itinerario» e Maria Chiara Cerlotti «Il restauro dei busti dell'Antico».

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