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Le suore asolane: restiamo in Libia c'è bisogno di noi

Parla la consorella che le ha sentite per telefono. Nella loro zona la situazione si è fatta più tranquilla

ASOLA. «Loro sono tranquille, non vogliono tornare in Italia. Vogliono stare vicino a chi soffre». Voce calma, inflessione ormai non italiana, Lucia Albani, 62 anni è la religiosa asolana che ha potuto parlare per pochi minuti con Emmanuela Magni e Francesca Coter, le due suore della congregazione delle Orsoline del Sacro Cuore di Gesù che si trovano ad El Beida (Al Bayda), nell'est libico ormai sotto il controllo degli insorti. Una situazione in evoluzione, anche se da qualche giorno sembra essere tornata più tranquillità dopo che i ribelli anti-Gheddafi sembrano avere assunto il controllo della Cirenaica. Ad El Beida, terza città del paese, però, gli scontri continuano per le strade.

Secondo fonti del governo libico, la rete terroristica di Al Queda avrebbe costituito una sorta d'emirato nella città di Derna, mentre il numero due si sarebbe stabilito ad AEl Beida. In mancanza di forze dell'ordine, la chiesa cattolica in Libia ha ottenuto l'intervento della mezzaluna rossa a tutela delle religiose.  Centinaia i feriti che hanno affollato in questi giorni l'ospedale civile della cittadina, dove le suore della congregazione asolana, originarie del bergamasco, operano stabilmente dal 1975.

«Ad El Beida c'erano molti italiani, prima della cacciata - spiega suor Lucia - e la gente del posto aveva iniziato a conoscere e stimare le religiose che prestavano la loro assistenza come infermiere. Così è stata la comunità locale a chiedere a gran voce il ritorno». Nel 1975 il gruppetto di tre suore, fra le quali Lucia, approda in Libia e si stabilisce in una vecchia scuola messa a disposizione in base ad un accordo fra lo stato libico e la Città del Vaticano. «In questi anni abbiamo sempre operato senza distinzione di religione, di razza o di sesso - spiega la suora -. Per questo siamo apprezzate dalla popolazione locale e dallo staff dell'ospedale. Co chiamano le "sorelle del Dio buono" perché cerchiamo di praticare la misericordia».

La giornata si svolge nella struttura sanitaria al mattino. Nel pomeriggio le visite ai degenti dimessi e l'assistenza a domicilio, soprattutto alle donne «che portano per noi molto rispetto, mentre la figura del sanitario maschile non sarebbe così ben accetta».  Suor Lucia è ritornata dalla Libia l'11 gennaio per un breve periodo di riposo. Ma nei giorni scorsi, quando si erano persi i contatti con le due sorelle rimaste in Libia, suor Lucia rivela di essersi preparata per ritornare immediatamente ad El Beida.

«La preoccupazione era forte, ma alla fine la telefonata ci ha tranquillizzati. Loro stanno bene, hanno potuto mettersi in contatto anche con i familiari a Bergamo ed hanno affermato di non voler rientrare». Siamo qui per curare gli infermi, hanno detto, e questo è il momento nel quale c'è più bisogno».

PROBLEMA GAS Centrali ok Nessun problema d'approvvigionamento gas nelle centrali termoelettriche d'Ostiglia e Sermide, i due impianti che consumano più metano della provincia. Le forniture sono state garantite, arrivando per la maggior parte dal quadrante russo e, per Sermide, dal rigassificatore di Rovigo che viene alimentato via mare dal Quatar.

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