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«Troppi tumori Così iniziò tutto»

Montedison, in aula l’ex consigliere regionale Torri L’inchiesta partì dall’esposto presentato nel 1998

di Igor Cipollina

Rivendica la paternità del processo con un pizzico d’orgoglio. Un lampo timido che gli increspa il sorriso: «Sì, lo considero un merito». Così Giuseppe Torri, il compagno Pippo per amici e militanti, consigliere regionale comunista dal 1985 al 2000. È stato lui, insieme al collega Carlo Monguzzi (all’epoca nei Verdi, oggi Pd), a presentare l’esposto che ha messo in moto le indagini. Tredici anni dopo siede davanti al giudice Eleonora Pirillo in veste di testimone dell’accusa. Processo Montedison. Torri racconta delle tre legislature da consigliere al Pirellone, dell’impegno nella commissione sanità e dell’incarico attuale, in Rifondazione, sempre orientato all’ambiente e alla salute. Vero, non è uno scienziato né un tecnico, risponde all’avvocato della difesa Francesca Pedrazzi. Torri è un politico, un uomo di partito, laureato in economia per giunta, però non si lascia intimorire e assicura di aver maturato «conoscenze specifiche».

«I segnali che arrivavano da Mantova suggerivano un aumento di malattie e tumori, imputabili all’uso di certe sostanze nella lavorazione del polo chimico – ricorda Torri -. Da qui è partita la nostra verifica, attraverso il materiale che siamo riusciti a trovare». Quale materiale? Lo studio epidemiologico di Paolo Ricci, del 1995, e gli atti di un convegno sui rischi del benzene (già vietato nei solventi da una legge del 1963), organizzato dall’Usl 21. «A Mantova i lavoratori e i gli abitanti delle zone attorno al polo chimico si ammalavano e morivano più che altrove, ecco noi volevamo capire perché, trovare una spiegazione».

L’ex consigliere regionale riferisce di sostanze cangerogene o sospette tali. Benzene, butadiene, stirene. Accennando anche all’amianto, «impiegato come isolante sulle tubature per il trasporto dei liquidi in azienda». A intimare l’alt è l’avvocato Carlo Baccaredda Boy (difensore di Gianluigi Diaz), nell’esposto del 1998 non c’è traccia di amianto. Le fonti di Torri? «Il consigliere comunale Matteo Gaddi e i nostri compagni di zona».

Davanti al giudice sfilano anche ufficiali di polizia giudiziaria e consulenti informatici, recitano la formula di rito e raccontano dei documenti sequestrati, della loro archiviazione, del data base che raccoglie le storie lavorative di quattromila dipendenti. Il controesame dell’epidemiologo Benedetto Terracini è rinviato al 6 luglio e la mattina si spegne serena, senza scossoni né zuffe verbali. In fondo, oltre il confine che separa corte e avvocati dal pubblico, Gerardino Santopietro della Filctem Cgil abbraccia l’aula con sguardo attento, e Alberto Alberti conta soddisfatto i familiari delle vittime. Due settimane fa, durante un’udienza poco partecipata, aveva richiamato tutti all’ordine, perché i parenti non abbassassero la guardia e facessero sentire la propria rabbia composta. Soffiando in silenzio sul collo dei difensori. Appello raccolto.

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