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Avviato a Solferino
il restauro della “Spia d’Italia”

La Rocca medievale è il punto più alto del Mantovano. I fondi arrivati da un’assicurazione francese

di Francesco Romani

SOLFERINO

Con i suoi 206 metri è il punto più alto del mantovano. Una vetta che impallidisce di fronte alle cime delle vicine prealpi, ma che domina una veduta amplissima, dal Lago di Garda al Po. Lo sapevano gli eserciti risorgimentali che qui combatterono proprio per governare questo luogo strategico. In quel caldissimo giugno del 1859 franco-piemontesi ed austriaci vennero casualmente a contatto durante marce di spostamento notturne che neppure gli aerostati avevano consentito di prevedere.

Oltre 270mila uomini si fronteggiarono lasciando sul campo migliaia di morti e soprattutto feriti, visto che si combatteva all’arma bianca. Una carneficina che ispirò al mercante svizzero Henry Dunant l’idea di un corpo neutrale che si occupasse delle questioni sanitarie, la futura Croce Rossa.

Oggi quello straordinario balcone geografico e storico è uno dei “luoghi della memoria” della storia nazionale. La rocca, edificata nell’Alto Medioevo, nel 1023, si staglia con i suoi 23 metri d’altezza sul panorama circostante ed è visibile nei giorni sereni sin da Mantova. L’interno contiene uno straordinario spaccato della battaglia risorgimentale del periodo storico seguente. A custodire questo patrimonio, la Società San Martino e Solferino, ente morale nato nel 1870 con il compito di onorare le spoglie dei caduti della battaglia del 24 giugno 1859.

«Abbiamo avviato l’ultima tranche di lavori – spiega il conservatore dei musei bruno Borghi – finanziati dalla Cnp assurances assicurazioni, un gruppo francese che all’interno di un proprio programma ha pagato i lavori alla torre di San Martino, già terminati, e attualmente alla rocca di Solferino garantendo un finanziamento di circa 800mila euro».

I lavori consisteranno nella ripulitura e risistemazione della torre, opere che termineranno a fine ottobre, della cinta e del rifacimento dei due ingressi pedonali. Questi. «Questi ulteriori lotti contiamo vengano finanziati attraverso un bando regionale – prosegue Borghi – redatto nel quadro dell’iniziativa i Luoghi della memoria per il 150esimo dell’Unità». Contemporaneamente prosegue il restauro della sala dei sovrani, cofinanziato con un contributo della Fondazione Comunità mantovana.

Da ricordare, infine che sino a fine luglio i visitatori sono stati 23mila, un record, visto che nel 2010 i paganti totali sono stati 16mila, che fa pensare ad un raddoppio degli ingressi per questo anno.

La Rocca resta ovviamente aperta, nonostante i lavori, poiché le opere sono contenute all’interno, mentre il cantiere si svolge nelle murature esterne.

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