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Stuprata a undici anni dall’amico di papà

La bambina violentata per mesi dall’uomo a cui era stata affidata, il padre scontava una condanna in carcere

di Giancarlo Oliani

CASTEL GOFFREDO

Aveva undici anni quando un amico del padre l’ha stuprata. Un amico che era stato accolto tra le mura domestiche, in un momento difficile della sua vita e che ha ripagato quel gesto di generosità con il più orribile dei delitti. Giovedì mattina la ragazzina, oggi sedicenne, avrebbe dovuto testimoniare insieme al genitore. Ma è cambiato il giudice e ora il processo è tutto da rifare. La sofferenza di quella bimba, diventata adolescente, continuerà. E c’è da chiedersi: a quale prezzo?

Per otto mesi Fatima (è un nome di fantasia, per tutelarla) è stata violentata nella sua casa. Ha dovuto sopportare in silenzio quelle luride mani che si infilavano sotto i suoi abiti, è stata costretta a subire violenze di ogni tipo. Anche psicologiche, quando obbligata dall’orco doveva rimanere ferma sul divano a guardare film pornografici. Lui è un marocchino. Ha 41 anni ed è sparito dalla circolazione. La vicenda che lo riguarda mette i brividi.

È l’estate del 2005. Il padre di Fatima entra in carcere. Lascia nella sua casa di Castel Goffredo la moglie e due figli. La moglie per fortuna ha un lavoro e riesce, in qualche modo, a mantenere la famiglia. Ma non per molto. I soldi non bastano e dopo un anno, non riuscendo a pagare l’affitto, viene sfrattata. Deve cambiare casa. Mentre l’uomo è in carcere un amico frequenta la famiglia. Un amico fidato che spesso si ferma anche a dormire. Nel 2006 il padre di Fatima viene scarcerato e torna a casa. L’amico è ancora in difficoltà e lui continua a ospitarlo, ma nel frattempo trova lavoro presso una ditta di pulizia di Asola, la stessa dov’è impiegata la moglie.

Il tempo passa senza che moglie e marito si accorgano di nulla. Ma nel maggio del 2007 l’uomo viene chiamato dalla scuola media di Castel Goffredo. La figlia ha dei problemi. Il genitore ancora non sospetta di nulla, fino al giorno in cui un connazionale lo ferma e lo informa che circola voce che la bambina sia stata molestata sessualmente. Il padre sospetta di un giovane che da tempo la corteggia, ma sbaglia strada. Per l’informatore si tratta di un adulto. A quel punto il genitore decide di parlarne con la figlia, con le dovute cautele. E la bimba qualcosa in più si lascia sfuggire.

In poche parole ammette d’aver subito delle molestie proprio dall’amico di famiglia. Il padre decide quindi di rivolgersi ai carabinieri che avviano l’indagine. Vengono interessati la scuola, le assistenti sociali e naturalmente i medici. Le visite non lasciano dubbi. La bambina ha subito violenze carnali ripetute, atti sessuali completi. Per otto lunghi mesi è stata costretta a subire le violenze sul divano, nella sua camera da letto e sempre in momenti in cui i genitori erano assenti per lavoro.

Purtroppo c’è stato chi, all’epoca e poi smentito dagli accertamenti clinici sul corpo dell’undicenne, ha messo in dubbio le parole della bambina, dicendo che spesso vengono raccontate storie non vere perché magari viste alla televisione. Ma non è stato così. La bambina aveva detto la verità.

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