Quotidiani locali

Sciopero a Marghera
gli impianti della Ies al minimo

Lo sciopero dei lavoratori di Eni rallenta la raffineria di strada Cipata: manca il greggio. Si va verso sei mesi difficili

di Gabriele De Stefani

La Ies sta lavorando al minimo tecnico. Gli impianti al rallentatore nella raffineria di strada Cipata sono la conseguenza dello stop dei colleghi dell’Eni di Marghera, che ieri hanno iniziato uno sciopero che rischia di proseguire per sei giorni per protestare contro i sei mesi di cassa integrazione chiesti dall’azienda (da martedì prossimo al 30 aprile 2012). Marghera è il principale fornitore di greggio di Mantova, dunque se si ferma il Cane a sei zampe anche la Ies va in difficoltà. Tanto più se – ed è il caso che si sta verificando in queste ore – strada Cipata non ha scorte a sufficienza per far fronte a emergenze e alimentare lo stabilimento. La preoccupazione dunque è palpabile: che l’attività continui al rallentatore finché i guai di Marghera non saranno risolti è dato per scontato, ma il timore è che un’intera settimana di stop veneziano possa avere ripercussioni più serie su Mantova.

Ieri, a Roma, è andato in scena un primo incontro tra i vertici di Eni (al tavolo c’era anche l’amministratore delegato Paolo Scaroni), i sindacati, il governo rappresentato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e gli enti locali veneti. La trattativa si è chiusa con un sostanziale nulla di fatto: Scaroni ha confermato la richiesta di sei mesi di cassa integrazione dal primo novembre alla fine del mese di aprile 2012. La novità che induce all’ottimismo parte del sindacato è che l’amministratore delegato di Eni s’è detto disponibile a garantire che non si ricorrerà ad altri ammortizzatori sociali fino alla fine del 2015 e che l’azienda si sta impegnando per un rilancio di lungo periodo del polo di Marghera.

Oggi le parti torneranno a incontrarsi e la speranza che filtra da Roma è che si possa arrivare a un accordo sulla cassa integrazione capace di interrompere lo sciopero proclamato dai sindacati.

Per la Ies sarebbe un grosso sospiro di sollievo. In strada Cipata per la verità la produzione è rallentata già da qualche giorno. Ma se fino a lunedì lo stop aveva una causa incidentale (mare mosso in laguna e approvvigionamenti difficili), da ieri la frenata della raffineria è da ricondurre al blocco di Marghera e alla conseguente interruzione delle consegne al deposito costiero della Ies.

«La nostra solidarietà ai lavoratori veneziani di Eni è totale e non è affatto in discussione – commenta Giusy Amadasi, segretario provinciale della Femca-Cisl – ma è chiaro che non possiamo che essere preoccupati per le conseguenze che l’agitazione rischia di avere sulla Ies. Nei giorni scorsi si pensava che le scorte potessero bastare a garantire la piena attività, invece oggi (ieri, ndr ) scopriamo dall’azienda che non è così e che la raffineria sta vivendo alla giornata. Se basta un giorno di sciopero a Marghera per mettere in difficoltà lo stabilimento di Mantova, che cosa succederà se i colleghi di Eni non lavoreranno per una settimana come annunciato dai sindacati? E che cosa accadrà se non verrà revocata la cassa integrazione per sei mesi?».

In questa seconda eventualità evocata da Amadasi le difficoltà rischierebbero di trascinarsi fino a maggio, anche se Eni s’è impegnata nero su bianco a garantire gli approvvigionamenti della Ies. Dunque l’ampia cassa integrazione renderebbe sicuramente più difficile il trasporto del greggio da Marghera, ma non lo bloccherebbe.

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