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È battaglia contro la centrale

Castelletto, il comitato non vuole l’impianto a biomasse vicino alle case: «Pronti a bloccare il cantiere»

Il comitato di cittadini di Castelletto Borgo si mobilita contro la centrale a biomasse che un privato intende costruire sul territorio. «Si sposti di almeno un chilometro e mezzo dalle abitazioni» tuonano i componenti. Per raggiungere l'obiettivo, entro la fine del mese, prima della convocazione della terza conferenza di servizio, si attiveranno iniziative di sensibilizzazione dell'opinione pubblica.

La decisione è emersa nel corso della riunione di aggiornamento con i residenti martedì sera nei locali della Polisportiva. In primis sarà organizzata una festa, una castagnata, insieme ad altri comitati provinciali, invitando i responsabili dei vari enti a esprimere un parere sull'insediamento, che sarà alimentato da trinciato di mais, letame e liquami. «Lo faremo al parco giochi dei bambini, che dista 80 metri da dove la vogliono costruire, così che tutti vedano con i loro la vicinanza con le case», hanno ribadito i componenti del gruppo, guidato da Elisa Pignatti ed Alessandro Raimondi.

La seconda azione che metteranno in campo consiste in un sit-in davanti al municipio di via Roma, per indurre i consiglieri a discutere del problema in aula. Non è stato escluso nemmeno di esporre delle lenzuola fuori dalle abitazioni, scrivendo a chiare lettere il proprio disappunto, così come è stata presa in esame anche una fiaccolata da organizzare in sinergia con altri comitati mantovani.

Gli abitanti della frazione alzano quindi il tiro e si dicono disponibili a contattare trasmissioni televisive quali Report o Striscia la notizia, per portare all'attenzione del grande pubblico la problematica che stanno vivendo e che non intendono subire passivamente. Se tutto questo però si dimostrasse inutile e venisse dato il via libera alla costruzione, hanno già ideato anche un piano alternativo, andando a protestare all'inizio dei lavori davanti al cantiere, rallentando il traffico dei mezzi in entrata ed uscita dall'impianto, raccogliendo almeno 2.500 firme (insieme ad altre organizzazioni provinciali) da presentare in Provincia. Al vaglio anche l’ipotesi di ricorrere al Tar.

«La richiesta presentata dalla ditta risale a dicembre 2010, ma noi l'abbiamo scoperta a giugno 2011 – sottolinea il comitato –. Non siamo contrati alle fonti energetiche alternative, ma non vogliamo dei camini a cento metri da casa e a ottanta dal parco giochi. Abbiamo raccolto 332 firme per sostenere le nostre ragioni. La frazione è già minata dal Polo chimico e dal Turbogas Enipower. Il sindaco Sodano ha detto che si impegnerà ad allungare il più possibile la distanza della centrale, ma non si esprimerà fino a quando non lo farà anche l'Asl». Si è appreso abcge che il Pd ha presentato in Regione un'interpellanza sulla questione.

Graziella Scavazza

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