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Palazzo Te, fa paura la crepa nella Sala dei Giganti 

Si estende ormai per oltre sei metri la crepa nella parete occidentale della Sala dei Giganti di palazzo Te. Già intercettata e cucita nel 1989, la frattura si è ormai estesa fino al soffitto della sala e il Comune sta cercando di correre ai ripari

di Stefano Scansani

MANTOVA. Altroché due metri. La crepa che si apre sulla parete occidentale della Sala dei Giganti di Palazzo Te si estende per oltre sei metri, in verticale. L’allarme lanciato un mese fa dal nostro giornale di conseguenza si triplica.

Si tratta di una fenditura capillare di qualche millimetro già intercettata e cucita  in previsione della mostra su Giulio Romano nel 1989. La stuccatura e la ridipintura interessarono la crepa visibile ventitré anni fa, partendo dal pavimento della Sala. Ciò significa che da allora a oggi la frattura è serpeggiata per altri quattro metri verso l’alto, riaprendo la subdola ferita suturata negli annoi Ottanta.

Il Comune di Mantova – proprietario della villa cinquecentesca – sta predisponendo un piano per la ricerca delle cause che hanno procurato e continuano ad alimentare la crepa. Caute e varie le ipotesi: il passaggio dei treni della linea Mantova-Monselice che passa a pochi metri dal capolavoro del Manierismo italiano; un assestamento del terreno limoso su cui l’edificio fu costruito fra il 1525 e il 1535: un’isola dell’allora isola di Mantova; un piccolo sisma; infine la stanchezza della pellicola pittorica o della struttura muraria.

La crepa si allunga e addirittura si dirama, e il tempo stringe. Mentre in oltre un ventennio il restauro ha tenuto a bada tutte le magagne e le rughe, non è riuscito a prevenire la crepa che è quindi nuova, suscitata da fenomeni nuovi.

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