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Piccole stazioni, disagi a raffica

A Roverbella parcheggi difficili e attese al gelo, a Gazzo di Bigarello timbratrici inesistenti e incuria

di Francesco Abiuso

ROVERBELLA-BIGARELLO

Certo non sono frequentate come le stazioni di Mantova o di uno dei popolosi paesi dell’hinterland. Ma anche chi parte da una minuscola stazione di paese, come Roverbella o Gazzo di Bigarello, ha diritto alla pari di altri viaggiatori ad avere un luogo decente in cui attendere che il treno arrivi. Invece non c’è niente di più scomodo che l’attesa in queste stazioni, diventate ormai ghost stations, stazioni fantasma, perché ormai non c’è più un capostazione, un ferroviere che dia qualche indicazione, un bar, una sala d’attesa in cui rifugiarsi dal freddo, altri passeggeri con cui scambiare qualche battuta.

A Roverbella, sulla linea tra Modena e Verona, la gente arriva sulla banchina giusto in tempo per prendere il treno. Ha già affrontato la prima difficoltà: trovare un biglietto ferroviario: «Comprarlo qui in stazione è impossibile, perché figurarsi se c’è la biglietteria anche automatica – spiega un giovane ragazzo d’origine asiatica – per comprarlo bisogna farsi qualche chilometro a piedi fino al paese, dove c’è il tabacchi che lo vende». L’altra possibile soluzione, aggiunge, non è affatto conveniente: «Potrei comprare il biglietto sul treno, ma lo pagherei molto di più. Per me che viaggio da Roverbella a Mantova vuole dire pagare cinque euro per la corsa anziché due». Ma anche arrivando con il biglietto in mano già pronto per essere timbrato (ora le macchine obliteratrici funzionano, in passato – raccontano – facevano invece qualche bizza) i problemi non sono finiti. Per chi arriva in automobile si pone il problema del parcheggio. «Gli spazi sono pochi, e al mattino diventa difficile trovare un buco libero tanto che spesso alcuni sono costretti a parcheggiare a lato della strada – riferisce una studentessa universitaria di ritorno da Verona – ma qualcuno di noi ha anche paura, perché di primo mattino qui è buio pesto e non c’è luce che illumina lo spiazzo». Ma anche una volta superato il problema parcheggio al malcapitato pendolare resta ancora un’altra prova: l’attesa del treno. Entrare nella sala d’attesa per ripararsi dal gelo? La porta della stanza ha la serratura difettosa, aprirla costa fatica quasi che qualcuno l’avesse incollata. Dentro c’è un gelo che pare di stare in una ghiacciaia. Tre panche di legno consumate, una è pure ricoperta dal guano di volatili che frequentato la stanza (ci sono segni evidenti sulla parete). Un cartello però assicura: «Decoro e pulizia degli spazi aperti al pubblico sono assicurati dal Comune». Ma il caso Roverbella, segnalato dall’associazione di pendolari Utp, non è l’unico. Il destino di remota stazioncina di periferia pare condiviso da tanti altri posti, come Gazzo di Bigarello, linea Mantova–Monselice. Qui l’attesa del treno è forzatamente sulla banchina. Tutto è sigillato: sala d’attesa, bagno. I vetri delle porte sono state sostituite dall’alluminio per proteggerle dai vandali. Per lo stesso motivo non c’è traccia delle due timbatrici: «Si fa tutto sul treno» riferisce una studentessa, in partenza per Padova. Valigiona alla mano, l’attende una corsa. Alla ricerca del capotreno per farsi vidimare il biglietto.

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