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Blitz animalista, liberati 1.500 visoni

Borgoforte, ancora un attacco all’allevamento Antoniazzi: tranciata la recinzione, un centinaio di animali ancora liberi

di Daniela Marchi

BORGOFORTE

A poco più di un anno dall’ultimo blitz (era il novembre 2010), un commando di animalisti è tornato a colpire l’allevamento di visoni da pelliccia della famiglia Antoniazzi di San Cataldo di Borgoforte. Non c’è una rivendicazione e nessuna firma lasciata sul posto, ma la matrice, visti i precedenti, è quella degli animalisti.

La notte scorsa, il gruppo ha tranciato circa trenta metri di rete metallica di recinzione e ha aperto, in sette capanni, circa 1.500 gabbie, contenenti un animale ciascuna - perlopiù riproduttori - la metà del totale di esemplari attualmente presenti nell’allevamento (la macellazione infatti c’è stata a novembre). Poi hanno sbarrato il passo carraio con una catena chiusa con lucchetti intorno a due pali, forse per evitare l’ingresso alle guardie della vigilanza. Essendo cresciuti in cattività, la maggior parte di loro, almeno 1300, non si sono nemmeno allontanati dal perimetro dell’allevamento. Hanno attraversato i fossati per disperdersi nei campi, invece, poco meno di trecento animali.

Una dozzina di loro – ci racconta Paolo Antoniazzi, titolare dell’allevamento con la sorella Antonella – sono finiti schiacciati dalle auto; altri cinque o sei sono morti per le ferite riportate in combattimenti tra di loro; qualche decina è stata recuperata da residenti di San Cataldo e dagli stessi proprietari. Ne mancano all’appello un centinaio.

«Ma non conto di trovarli vivi perché non sono in grado di soppravvivere fuori dall’allevamento – commenta Antoniazzi – Questi sedicenti animalisti, infatti, non si rendono conto che liberando questi animali non fanno il loro bene. Non sono più selvatici, non sopravvivono fuori di qui. E quelli che restano, invece, riportano un forte trauma. Non sono amanti degli animali, chi li vuole liberare; ma forse lo fanno solo per colpire me e mettermi in difficoltà economica. Vorrei far loro sapere che io sono un amante degli animali e durante la loro vita cerco di trattarli al meglio, con tutte le attenzioni possibili. E’ chiaro che vorrei non doverli uccidere, preferirei tosarli come le pecore, ma questo lavoro è così e non è peggiore di altri. L’ho ereditato da mio padre, io me ne occupo almeno da venticinque anni, cerco di farlo senza infliggere alcuna crudeltà. Nemmeno nella morte, che avviene tramite intossicazione da monossido di carbonio, in meno di due minuti, senza dolore, in un contenitore ermetico».

L’allevamento di visoni Antoniazzi è l’unico in provincia di Mantova e anche nella regione Lombardia; in Italia ce ne sono appena una quindicina, che in tutto producono circa 200mila pelli (la produzione europea è di 25 milioni). Pelli che vengono vendute – ci spiega ancora Antoniazzi – in Danimarca, il maggior produttore di pellicce al mondo.

Antoniazzi è già al quarto-quinto attacco degli animalisti che in precedenza si sono firmati Alf. Si sfoga Paolo: «Mi spiace davvero essere ritenuto un uomo senza scrupoli che pensa ad arricchirsi. Chi mi conosce sa che non sono né ricco né cinico».

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