Quotidiani locali

Scuole e polo chimico sorvegliati speciali

Filo diretto tra prefettura, vigili del fuoco, Provincia e Comuni L’imperativo è tranquillizzare, ma vince la paura di nuove scosse

MANTOVA

Violenta e inattesa, la scossa di terremoto ha avviato immediatamente la macchina della protezione civile, allacciando prefettura, vigili del fuoco, forze dell’ordine, Provincia e Comuni con un filo robusto e costante. Macchina solida, messa però a dura prova dalla bufala di una seconda scossa, imminente e ancora più intensa, che ha svuotato uffici, scuole, negozi. Un’onda di panico alimentata dal contagio telematico. Internet, Facebook, Twitter, sms e telefonate a raffica.

Nel comando della polizia locale di viale Fiume, a Mantova, l’unità di crisi si è messa subito all’opera. La prima preoccupazione era localizzare l’epicentro: la risposta è arrivata direttamente dalla protezione civile regionale. La scossa è partita dal Reggiano, tra Poviglio, Brescello e Castel di Sotto, quindi lo sciame sismico ha investito tutto il nord. Scongiurato lo scenario di un epicentro più vicino, è scattata la verifica dei danni. Mentre le telefonate alla centrale operativa cominciavano già a moltiplicarsi. Completato il giro di ospedali, scuole, case di riposo, aziende del polo chimico, col passare dei minuti l’imperativo è diventato tranquillizzare la gente, rassicurarla e arginare il sentimento di paura collettiva. Prima che la situazione tornasse a incrinarsi sotto il peso del nuovo allarme. Spacciato come previsione di fonti certe.

«Una seconda scossa? È solo qualche matto che si diverte ad alimentare il panico - la risposta secca della prefettura - Hanno telefonato anche qui, ma prevedere i terremoti è impossibile. Comunque la macchina dell’emergenza è attivata, siamo in fase di attenzione». Pronto a intervenire anche l’assessore provinciale, Alberto Grandi, che a proposito dell psiscosi riferisce di una telefonata allarmata della moglie. «La protezione civile ha ordinato di evacuare, è in arrivo un’altra scossa». Replica: «La protezione civile sono io». Lotta impari, quella ingaggiata per spegnere la spirale di allarme: l’amministrazione provinciale ci ha provato misurandosi sullo stesso terreno, Facebook.

Oltre la Rete, nel mondo reale, sono scattati i sopralluoghi in tutte le scuole superiori della provincia, ma non è stato necessario mettere in moto la colonna mobile della protezione civile, larga diciotto associazioni. Nel dubbio e in piena autonomia, i sindaci di Ponti sul Mincio, Monzambano, Dosolo e Viadana hanno ordinato la chiusura delle scuole.

Luciano Tonelli del Club delle Tre Età racconta di un’ordinaria mattina di straordinario lavoro, tra telefonate e visite a domicilio per assicurarsi che i nonni seguiti dall’associazione stessero bene.

Il terremoto ha soltanto accelerato la routine, i nonni sono inossidabili: solo un po’ di spavento e niente più. Intanto, dalla prefettura è partita una sollecitazione ai settori lavori pubblici di Provincia e Comune perché completino al più presto la verifica degli edifici. Accertata l’incolumità delle persone, ieri mattina il pensiero è corso anche ai Giganti di Palazzo Te, già sotto la lente del Cnr per una ferita lunga sei metri. Niente paura, stanno tutti bene. (ig.cip)

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