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Centro Te, il buco diventa un rebus

Via Calvi: restiamo se tutti faranno la loro parte. Gli industriali indisponibili ad intervenire. E il Pd chiede la testa di Sodano

di Sandro Mortari

Il Centro internazionale d’arte e cultura di Palazzo Te sta diventando un rebus. Il deficit di 430mila euro con cui si è chiuso il bilancio 2010 sta spingendo i soci fondatori a riflettere se partecipare o meno al ripianamento. E se la riflessione prima era solo all’interno delle stanze della reggia estiva dei Gonzaga, da ieri ha assunto una dimensione pubblica. A porre sul tavolo il problema è stata la Camera di commercio che l’altro ieri ha assunto una delibera con cui condiziona la sua adesione al piano di rientro all’atteggiamento che terranno tutti gli altri soci. In pratica, si dice in via Calvi, se tutti faranno la loro parte, anche noi faremo la nostra. Cioè, metteremo i 35mila di quota che spettano ai soci promotori (oltre all’ente camerale, la Provincia, Ies, Skira, Tea, Verona83, Fashion District Mantova outlet), e sempre che quelli fondatori (Comune di Mantova e Montepaschi) sborsino la loro quota di 70mila euro ciascuno e i sostenitori (Alvise da Canossa) la loro, molto più bassa. Altrimenti, tanti saluti a tutti (i segnali, però, al di là delle parole non sono incoraggianti visto che la Camera di commercio ha deciso di non nominare il suo rappresentante nel cda del Centro al posto del compianto Cattelan.

La partita, insomma, è aperta. Ieri mattina il sindaco Nicola Sodano si dichiarava ottimista circa una conclusione positiva della vicenda e faceva sapere di aver già pronta la soluzione in caso di defezione della Camera di commercio: far rientrare gli industriali che si erano allontanati progressivamente qualche tempo fa. In via Portazzolo, però, su questa ipotesi vi è molta freddezza, anzi, tutti sono pronti ad escluderla. «Ho parlato con il presidente della Camera di commercio Zanetti - dice il numero uno di Confindustria Mantova Alberto Truzzi - e mi ha confermato di essere pronto a fare la sua parte per il Centro. E noi, di questo, non avevamo il minimo dubbio». Come dire, visto che l’ente camerale resta nel Centro Confindustria non è interessata ad un coinvolgimento, soprattutto in questo momento di crisi economica in cui il suo compito è quello di stare accanto alle imprese che soffrono.

Tea spa, la multiutility del Comune capoluogo, è sulla stessa linea della Camera di commercio. Dice, infatti, il presidente Luigi Gualerzi: «Il nostro consiglio ha già deliberato in modo chiaro: siamo pronti a fare la nostra parte, a parte che nessuno degli altri soci si tiri indietro». David Rossi, vice presidente del Centro, rappresenta Mps: «Sarà l’assemblea dei suoi azionisti a decidere quale atteggiamento tenere» si limita a dire. Il presidente della Provincia Alessandro Pastacci: «E’ opportuno che i soci si ritrovino per una riflessione seria su quanto è accaduto e per redigere un piano per il futuro, in modo da capire come il Centro verrà gestito. Non è più possibile pensare che non vi sia massima trasparenza e grande attenzione sui costi oltre che efficienza di gestione». Intanto, il Pd attacca il sindaco-assessore alla cultura, «sfiduciato da una delle più importanti istituzioni mantovane», e ne chiede le dimissioni: «Venga in aula a spiegare i suoi progetti per la cultura».

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