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Stop alla lottizzazione Lagocastello: tornerà un bosco

Il Consiglio di Stato boccia il ricorso dei costruttori  e sancisce che sulla sponda del Lago Inferiore non si può edificare. La Brioni esulta: bloccata la speculazione. Ma Muto insiste: andremo alla Corte europea

di Sandro Mortari

Cala definitivamente il sipario sulla lottizzazione Lagocastello, lungo la sponda sinistra del lago Inferiore. Il Consiglio di Stato, martedì, ha pubblicato la sentenza d’appello che ha confermato i vincoli diretti e indiretti sui laghi posti dal ministero per i beni culturali e, quindi, sulle rive, sancendo definitivamente l’«inedificabilità assoluta» dell’area. Va in soffitta, così, il piano dei privati (la Lagocastello e l’Immobiliare Conti) di realizzare un hotel e 200 villette varato dal consiglio comunale nel febbraio 2005 e trascinatosi fino ad oggi tra polemiche e ricorsi ai giudici amministrativi. Il Consiglio di Stato ha respinto i ricorsi e ha confermato in toto la sentenza di primo grado del Tar di Brescia, condannando anche le due società a pagare al ministero ciascuna 5mila euro per le spese di lite.

A questo punto, su quel tratto di riva da cui si accede per strada Cipata non si potrà più costruire alcunchè e dovrà tornare a verde come era prima. Almeno questo è quanto trapela dal Comune che, però, sulla vicenda non ha voluto commentare ufficialmente. Secondo le aspettative della giunta, i privati dovrebbero togliere la recinzione che per sette anni ha delimitato l’area del cantiere abbandonato e smontare quei pezzi di opere di urbanizzazioni (marciapiedi, fognature, illuminazione pubblica) già fatti; dopodichè via Roma valuterà il da farsi. L’ostacolo, però, è che quell’area è di proprietà delle due società. Per ora, sia il sindaco Sodano che l’assessore all’urbanistica Cavarocchi non si sbilanciano e ammettono solo che non esiste ancora un piano di recupero per quella sponda.

La sentenza del Consiglio di Stato ha smontato per pezzo per pezzo i ricorsi della Lagocastello e dell’Immobiliare Conti, respingendoli in toto. Il Comune, estromesso dalla causa con la sentenza di primo grado, era stato richiamato dentro (in appello) dalla Lagocastello, con l’intento, in caso di sentenza favorevole, di coinvolgerlo in un’eventuale richiesta danni. Via Roma ha risposto a questa mossa chiedendo al Consiglio di Stato, nell’udienza dell’8 maggio, di restare fuori dal procedimento. I giudici al momento non si pronunciarono, ma alla luce della sentenza favorevole, la cosa passa in secondo piano. La sentenza ha confermato che il sistema laghi di Mantova, oltre ad avere una valenza naturalistica, è da considerare (col Rio e i ponti di San Giorgio e dei Mulini) un vero e proprio monumento, un bene culturale, frutto dell’ingegno dell’uomo e, pertanto, meritevole del vincolo diretto di tutela da parte del ministero.

Non solo. Va tutelata anche la «cornice» entro cui si trova quel monumento. «La valutazione dell’amministrazione di sottoporre alla tutela un bene non è sindacabile» sottolineano i giudici. Quanto al fatto che su quell’area erano comunque iniziati i lavori di urbanizzazione con l’ok del Comune, il Consiglio di Stato dice che «la lottizzazione non aveva ancora superato tutte le tappe del complesso iter autorizzatorio» mancando ancora «la prescritta valutazione d’impatto ambientale» per tutte le opere previste. «E per questo motivo - ricorda - i lavori erano stati sospesi dal Comune» il 4 novembre 2005. Ne deriva che alla data del 15 maggio 2009, quando intervenne il provvedimento di vincolo, le due società non avevano maturato alcun diritto a realizzare l’intervento.

Reazioni. Per l'ex sindaco Fiorenza Brioni, grande avversaria della lottizzazione, "ha vinto la legalità" e "è stata evitata una speculazione che avrebbe leso definitivamente il nostro patrimonio". Il predecessore Gianfranco Burchiellaro, che aveva avviato il progetto, non commenta e attende di leggere le motivazioni della sentenza. Il costruttore Antonio Muto non molla e si prepara al ricorso alla Corte europea.

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