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Addio allo storico Vivanti. Il cordoglio di Napolitano

Figlio di un pellicciaio di corso Umberto, curò la “Storia d’Italia” dell’Einaudi. Allievo di Cantimori, si occupò di ebraismo. Nel 2002 fu premiato da Ciampi

MANTOVA. Cultura nazionale in lutto per la morte di Corrado Vivanti, 84 anni, insigne storico e scrittore di origini mantovane. È stato una colonna della casa editrice Einaudi di Torino, città in cui si era presto trasferito e dove è morto l'altro ieri. Di origine ebraiche, è ricordato per essere stato studioso dell’ebraismo in Italia.

Nacque in città il 23 gennaio 1928. Suo padre era un pellicciaio di corso Umberto. Presto si trasferì a Torino studiando storia, economia, politica e religione. Dopo la seconda guerra mondiale aderì al movimento degli chalutzim (pionieri), ebrei piemontesi che decisero di trasferirsi a Gerusalemme. Tra il 1950 e il 1953 visse in un kibbuz in Israele. Successivamente è tornato in Italia, laureandosi nel 1957 all'Università di Firenze con Delio Cantimori. Dal 1957 al 1962 ha studiato a Parigi sotto la direzione di Fernand Braudel. Dal 1962 ha lavorato all'Einaudi, curando in particolare il settore storico. Tra le sue opere Le campagne del Mantovano nell’età delle riforme (Feltrinelli 1959), Lotta politica e pace religiosa in Francia tra Cinque e Seicento (Einaudi 1963).

Si è anche occupato di rivoluzioni francese e americana, delle guerre di religione nel Cinquecento e di Niccolò Machiavelli. Ma soprattutto, per l’Einaudi, è stato tra gli ideatori e i coordinatori, con Ruggiero Romano, della Storia d’Italia, l’importantissima collana di volumi color verde dell’Einaudi (1972-76) dedicata alla storia nazionale. Inoltre fu il curatore de Gli ebrei in Italia (1996-97), due volumi degli Annali della storia d'Italia.

Dal 1968 al 1986 ha insegnato storia moderna all’Università di Torino, poi dal 1986 all’Università di Perugia e infine dal 1990 al 2000 all’Università di Roma La Sapienza.

Nel giugno 2002 un importante riconoscimento dall'Accademia dei Lincei, il Premio del Presidente della Repubblica per la Storia consegnatogli da Ciampi in persona.

A Mantova intervenne di recente per un convegno dedicato a Carlo d’Arco (2001), per la presentazione del Bollettino storico mantovano (2002), per due convegni al Bibiena sui narratori mantovani e sul paesaggio mantovano nelle Età delle Riforme e dell'Unità (2005).

È morto sabato, e alla famiglia è arrivato il cordoglio di Giorgio Napolitano, che in un messaggio ne ha ricordato «l’animo gentile, la discrezione e l’affetto dell’amico sempre vicino, la qualità intellettuale e morale dell’uomo di cultura, dello storico, dell’intellettuale limpidamente impegnato nel confronto ideale e politico».

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