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Clandestine per forza, uno spiraglio

Ricevute dal prefetto le due badanti senza permesso di soggiorno

MANTOVA. Potrebbe finalmente aprirsi uno spiraglio per le due badanti ucraine, Zoryana Ozarkiv e Mariya Ikavets che da diversi anni lavorano a Solferino, Asola e infine Brescia presso alcune famiglie, in cerca di permesso di soggiorno. Il documento non viene loro rilasciato perché considerate ricercate in Europa, a seguito dell'espulsione ricevuta da Germania ed Austria nell'area Schengen, dove erano transitate per venire in Italia in cerca di un futuro migliore. La legge sulla regolarizzazione rifiuterebbe loro di sistemarsi legalmente e di potere anche fare ritorno a casa per rivedere le rispettive famiglie. Del caso si sta alacremente occupando Vittorino Marinoni segretario dell'Anolf Cisl, che ieri mattina assieme alle due donne ha incontrato il prefetto Mario Rosario Ruffo, chiedendogli di intercedere presso il ministero dell'Interno. «La Germania e l'Austria non ritirano le loro espulsioni e queste donne sono ancora iscritte come ricercate in Europa - ha dichiarato Marinoni davanti al prefetto -. Il ministero dell'Interno, al quale ci siamo rivolti, è titubante. Da soli non ce la facciamo più. Abbiamo bisogno della sua autorità».

L'obiettivo è di arrivare a concedere loro il permesso di soggiorno nazionale o almeno per motivi umanitari, essendosi ormai da 8 anni inserite nel tessuto sociale della provincia. Ruffo ha chiesto di sottoporgli una documentazione scritta, assicurando che in seguito contatterà la Questura e poi il ministero: «Speriamo di potere risolvere il problema», ha riferito. Oltre a Marinoni la delegazione era composta da Sira Nadia Piazza della Caritas di Solferino e da padre Taras, il sacerdote greco-cattolico che celebra la messa al Gradaro ogni domenica per i cittadini ucraini. «Offriamo supporto spirituale a queste persone, occupandoci anche dei loro problemi - ha detto il religioso -. Ci sono tantissimi casi come questi. Entrare in un Paese senza permesso è un reato, ma non è nulla di grave. Basterebbe una sanatoria. Queste donne stanno lavorando onestamente».

Mariya ha lasciato in Ucraina un marito operaio che purtroppo riesce a sentire solo al telefono, oltre a due figli di 26 e 27 anni, senza occupazione. Quando parla di loro la nostalgia prende il sopravvento e le vengono le lacrime agli occhi. Dopo 8 anni avrebbe voglia di riabbracciarli. Anche Zoryana prova i medesimi sentimenti verso i suoi genitori. Due donne costrette ad emigrare per sopravvivere, che adesso stanno vivendo un'odissea paradossale. Del caso era stato interessato anche il deputato del Pd, Marco Carra.

Graziella Scavazza

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