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Valeria Golino vince con “Miele”

Il pubblico ha premiato il film sull’eutanasia, bene anche temi come l’autismo e la madre da assistere

MANTOVA. Valeria Golino ha vinto il MantovaFilmFest 2013 con “Miele”: la proclamazione è avvenuta ieri al teatro Bibiena - tutto esaurito-, dopo la proiezione di “Mi rifaccio vivo”, film di Sergio Rubini, con Solfrizzi, Marcorè, la Buy e Paquale Petrolo, ovvero Lillo che è uscito dallo schermo e ha presentato la serata. Non c’era invece Rubini che ha dovuto ripartire ieri per il set del film di Manfredonia che sta girando con Stefano Accorsi.

Lillo è stato grandioso, sostituendosi al ruolo che di solito è di Salvatore Gelsi o Agostino Cenzato che danno l’arrivederci all’edizione successiva.

Lillo-Pasquale si è avventurato nell’annunciare i film in concorso nel 2014, ovviamente inventati. Un cinepanettone ambientato in una trattoria dove hanno mangiato gli Inzaghi e Zoff. Il marito curioso dei calciatori interroga la cuoca che riferisce di tortelli e risotto per i fratelli, ma tace su Zoff. Lui insiste: «Cara, ma Zoff»? e si svela l’equivoco. L’anno prossimo ci toccheranno “I fratelli Karamazof”. Una delle tante gag per togliere l’alone di seriosità, dopo il saluto dell’assessore comunale alla Cultura Marco Tonelli, che ha raccontato di esserselo goduto anche lui il festival, almeno alcuni film e incontri. In sala c’era anche Francesca Zaltieri, vicepresidente della Provincia.

“Miele” dunque ha vinto. E’ piaciuta - si immagina - la storia che entra in modo drammatico, umanissimo e poetico nel tema dell’eutanasia, sono piaciuti la bravissima Jasmine Trinca e Carlo Cecchi. Il pubblico con le cartoline (in tutto 306 schede, una cinquantina più dell’anno scorso) ha assegnato a Miele 519 voti, secondo è arrivato “L’ultimo pastore” di Marco Bonfanti con 474 voti e terzo “Italian Movies” di Matteo Pellegrini con 451.

Il pubblico ha sostenuto i registi esordienti che hanno scelto temi di grande attualità - il fine vita, la voglia di tornare alla natura, gli immigrati - che sono parte della vita quotidiana di tutti noi, ma finora erano poco rappresentanti nei film italiani. Il gradimento di temi molto duri lo dimostra anche il buon risultato di “Tra cinque minuti in scena”, dove viene ripresa un’attrice che assiste sua madre novantenne in casa e “Pulce non c’è”, con protagonista una bambina autistica e la sua famiglia che lotta per riaverla.

Bene anche “Razza bastarda”, grazie ad Alessandro Gassman che entra nei panni di un romeno. La commedia “Tutti contro tutti” probabilmente si è vista volentieri, ma è arrivata ultima perché probabilmente giudicata non abbastanza “d’essai”. Maluccio anche le super sperimentazioni “Nina” e “Ghost Track”, i cui autori però erano consapevoli della difficoltà d’approccio delle loro opere prime.

Il festival è cresciuto così velocemente da non stare più “nei vestiti” come si diceva dei ragazzi. Un applauso quindi a tutta l’equipe: i Cenzato, Gelsi, Claudio Fraccari (parte critica e testi del programma) Paolo Soncini (suo il lavoro con i filmaker mantovani), Marianna Cappi di Ostiglia da Roma (per i contatti con gli artisti), Flavio Cortellazzi di teatro Magro e Alessandro Tanassi. Un grazie ad Andrea e Gianni, che lavorano nei cinema mantovani e hanno chiesto una settimana di ferie per fare i volontari. E alla ventina di volontari, in gran parte studenti di cinema, il doppio dell’anno scorso, che si sono persi i film per regolare l’afflusso dall’esterno.

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