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Moehringer: "Quando Agassi si prese il merito di Open"

Biografo ombra di Agassi, premio Pulitzer, J.R. Moehringer racconta quando il campione di tennis si prese il merito del libro-bestseller Open di fronte a sei milioni di spettatori incassando a petto gonfio i complimenti del conduttore. “Di fronte alla tv gridavo say my name, say my name, ma non lo fece”

MANTOVA. Il mestiere più difficile del mondo? Quello di papà, non si scappa. O è un eroe inarrivabile, oppure un bastardo del quale sei condannato a ripetere gli errori. Parola di J.R. Moehringer. Nell’ordine (di notorietà): biografo ombra di Andre Agassi, giornalista premio Pulitzer, romanziere. Americano di New York. Questo è il suo momento, la fama per interposta persona promette di alimentare i suo meriti di scrittore. E rovesciarne l’ordine di notorietà. Il suo nome sulla copertina di “Open”, la travolgente autobiografia di Agassi, non ce l’ha voluto lui. Meglio di no, era il libro di Andre. Però poi J.R. diverte il pubblico di piazza Castello raccontando di quella volta nel bed & breakfast del New England quando, vagabondando da un canale all’altro, inciampò in un talk show notturno seguito da 6 milioni di telespettatori.

L’ospite era proprio Agassi, che incassava a petto gonfio i complimenti del conduttore per il suo libro. «Continuavo a urlargli attraverso lo schermo say my name, di’ il mio nome – riferisce Moehringer – Se solo lo avesse fatto, le vendite del mio romanzo “The tender Bar” (in italiano “Il bar delle grandi speranze”, ndr) sarebbero lievitate». Non lo fece e l’indomani gli altri clienti del b&b seguirono con occhi ammirati l’ingresso di J.R. e della sua girlfriend nella sala delle colazioni. Say my name. Il tono dell’evento in piazza Castello è scanzonato, a chiacchierare con Moehringer è uno straripante Beppe Severgnini, che introduce e traduce.

L’altra spalla è offerta dall’attore Valerio Mastandrea, che presta voce e carattere alle pagine dell’americano. Il tono è divertito, ma si affrontano argomenti seri, come il groviglio dei legami familiari e del rapporto con il padre. Polo negativo che si oppone alla positività della madre eroica o paziente. «Accanto e prima della laurea e del matrimonio, tra i riti di passaggio andrebbe aggiunto il perdono del proprio padre», processo necessario a conquistare l’amore di se stessi. Come ha reagito il padre di Agassi, ex pugile iraniano, al ritratto brutale scolpito nelle pagine di “Open”?

«Ha riconosciuto a malapena che il libro esistesse – risponde il ghost writer – Difficile immaginare di essere stato un cattivo padre se tuo figlio vive nella casa più bella di Las Vegas e tu abiti in una via intitolata a tuo figlio». Il rapporto irrisolto con l’uomo che ti ha messo al mondo ricorre anche nelle pagine di “The tender bar”, l’autobiografia romanzata di J.R. uscita prima di “Open”. Il racconto del figlio unico di una madre single, «una donna eroica, tosta come una scommessa da due dollari».

Mastandrea ne offre un assaggio che incanta e commuove. E poi c’è il terzo romanzo, dedicato alla vita vera e rocambolesca di Willie Sutton, rapinatore gentile, nemico numero uno dei banchieri. È forse una deformazione da giornalisti quella di attingere a ciò che è accaduto veramente per mettere in moto l’ispirazione? Può essere. Ma capita anche che un giorno ti squilli il cellulare in tasca e la voce dall’altra parte si presenti come Andre. Match point.

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