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Miele etrusco al Forcello
«Reperto straordinario» FOTO

De Marinis: ritrovato su un pezzo di legno di abete carbonizzato per un incendio. Indagini del Cnr per sapere quali erano i pollini utilizzati dalle api per produrlo

MANTOVA. È stata una dolcissima sorpresa, per gli archeologi che lavorano al parco del Forcello. Una sorpresa che risale alla fine del sesto secolo prima di Cristo, e che è rimasta lì, carbonizzata, per raccontarci un nuovo capitolo nella storia degli Etruschi. Plinio, nella sua Naturalis Historia spiegava le proprietà del miele, e raccontava che di ottima qualità era quello che veniva dal mantovano, dalla zona di Ostiglia in particolare. Evidentemente il gusto si era consolidato nel corso dei secoli, già gli Etruschi sapevano.

Oggi ne abbiamo la prova provata. Dai resti carbonizzati della stanza di un artigiano è emerso infatti un pezzo di legno di qualità diversa da quelli di quercia che costituivano il mobilio. Un pezzo di abete bianco incrostato.

Ma incrostato di cosa? Il reperto è stato inviato al Cnr, che da tempo collabora con il parco del Forcello, ed è stato esaminato con un microscopio a scansione elettronica: attaccato al pezzetto di legno c’è un favo, e c’è, carbonizzata, anche un’ape. «Avevano portato dentro a questa costruzione degli alveari - spiega il professor Raffaele De Marinis - proprio per estrarre il miele. Si tratta del secondo ritrovamento di miele in assoluto, l’altro caso è stato in Israele. Non ci sono altri casi al mondo. «In letteratura c’è molta archeologia del miele. Si discute di certe forme ceramiche, mentre il nostro reperto è di legno».

Le indagini del Cnr non sono comunque terminate, anzi. Il bello inizia adesso: si può dire che siano attese le informazioni più importanti per dare ancora più sostanza ad un ritrovamento eccezionale. «Gli approfondimenti - spiega ancora De Marinis - ci faranno capire quali pollini utilizzavano le api e, dunque, ci faranno capire quali erano le essenze che incontravano il gusto degli Etruschi.

Si completa così un quadro complesso sul sistema economico. Questa scoperta proietta nuova luce sulle attività produttive che venivano svolte al Forcello. Sappiamo che gli Etruschi consumavano pesce, uccelli. Sappiamo che allevavano anche animali da cortile. Una volta che ne sapremo di più sui pollini, si potranno aprire nuovi capitoli di paleobotanica. Vedremo quali piante venivano utilizzate come essenze. Insomma, attendiamo informazioni di grande rilievo».

Intanto sabato, per le Giornate europee del Patrimonio, dalle 15 laboratorio di modellazione dell’argilla per adulti e bambini. Domenica dalle 13.30 alle 19 dimostrazione di cottura della ceramica nelle fornaci etrusche ricostruite sperimentalmente presso il Parco Archeologico del Forcello. La cottura proseguirà fino al tramonto.

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