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«Cara Gazzetta ti scrivo»: la festa dei lettori è qui

Premiate le sei lettere più belle dell’anno: tra le righe rabbia e speranza L’iniziativa apre le celebrazioni per il 350° anniversario del nostro giornale

MANTOVA. Cortocircuito fantastico. I lettori in carne, ossa e sentimento premiati dalla Gazzetta che ogni giorno offre loro una narrazione della realtà. Cortocircuito necessario perché il giornalista non scrive mai per se stesso ma per chi vuole leggerlo. E un giornale è tanto più forte quanto più mette al centro i suoi lettori, al di là della retorica, senza blandirli né snobbarli. E poi c’è la rubrica delle lettere al direttore, dove il rapporto si fa dialogo. Senza filtri, anche tra lettori e lettori.

«Una rubrica che spazia dai temi nazionali ai problemi quotidiani, offrendo una miscela densa. Ogni giorno pubblichiamo due pagine molto vive e vere che sono la chiave del successo del nostro giornale» per dirla con il direttore Paolo Boldrini. Che da quest’anno ha deciso di accorciare ulteriormente la distanza, premiando le lettere più belle con un libro. Parole in cambio di parole. Altro cortocircuito, d’inchiostro e passioni.

L’iniziativa è un assaggio delle celebrazioni per il 350° anniversario della Gazzetta, il giornale più antico d’italia, che ha la testa nel futuro e le gambe nella Storia. Il compleanno scoccherà il 1° gennaio, ma in piazza Mozzarelli è già festa. La festa dei lettori. Così per i sei premiati di questa prima edizione 2013 (ne seguiranno altre), che insieme compongono un bel ritratto di famiglia. L’album è il nostro, con il suo largo campionario sentimentale. Rabbia, speranza, indignazione.

C’è Enrica Traldi, in guerra contro la burocrazia, come se già non bastasse la malattia. L’alternativa è da brivido, o le terapie o lo stipendio. Enrica è una malata oncologica («parola difficile da pronunciare»), battagliera e aggrappata alla vita. Lavora in una casa di riposo e ha bruciato tutti i suoi giorni di malattia: morale, quando resta a casa per curarsi le sforbiciano la paga dal 60 al 90%. È indignata, la signora Traldi, ma sorride al giornalista e scrittore Pier Vittorio Buffa che le consegna il suo ultimo libro “Io ho visto” (Nutrimenti).

Enzo Formizzi voleva soltanto fare il falegname. Ed è ciò che fa, con premura d’artigiano, ma tra volontà e passione si apre il dirupo della burocrazia. «Forse era meglio rimanere dipendente» scrive Formizzi in coda alla sua lettera. Lettera ripresa dal Giornale di Sallusti, che l’ha pubblicata pari pari ma a firma di un altro mantovano. Un lettore disinvolto in materia di copia e incolla. A Formizzi va il libro sulla “Cartiera Burgo” (Negretto) di Lida Beduschi e Giancorrado Barozzi. Volume denso di voci e storie da un luogo della memoria: la fabbrica sospesa è chiusa da dieci mesi. «Stiamo lottando per riconquistarci il lavoro» scandisce il delegato sindacale Gian Paolo Franzini. Dando fiato alla resistenza di 188 operai.

C’è il prof Egidio Lucchini che cita don Milani e si confessa avvilito per questa Italia ultima della classe, schiacciata al fondo della classifiche mondiali sull’istruzione. Il tonfo fa male. Il filo della speranza ce l’hanno in pugno i bambini e gli adulti che devono insegnare loro a non ingarbugliarlo in rassegnazione. Come la maestra Chiara Brioni che ritira il premio a nome di tutti gli alunni della IV D della scuola elementare di Montata Carra. Classe multietnica dove si semina la cultura del rispetto e si raccolgono filastrocche come quella pubblicata dalla Gazzetta. «Abbiamo la pelle di tanti colori, ma ragioniamo con i nostri cuori».

È la stessa grammatica della tenerezza che orienta i gesti di Ermetina Formis Corradi, 75 anni. La sua invettiva contro Berlusconi è una carezza che ha la forza di uno schiaffo: scrive del marito con cui ha vissuto per 58 anni e che ancora bacia la sera, prima di addormentarsi. «Questa è la vita vera, signor Berlusconi, lei la conosce?». Confessa Ermetina che per lei la scrittura è come un geyser, le serve a sbollire la rabbia. Il suo antiberlusconismo è talmente candido da strappare un applauso trasversale che percorre la sala affollata.

Premio doppio per Enzo Cartapati, già sindaco di Goito, che ha voluto condividere la sua dedizione al cuore grande del cavalier Steno Marcegaglia. Dedizione familiare, impastata all’affetto di Cartapati per suo padre. Il cerchio si chiude con la stretta di mano di Antonio Marcegaglia che, insieme al libro scelto dalla Gazzetta, gli consegna a un dvd con l’intervento di Steno durante la cerimonia per la laurea honoris causa in ingegneria. «Un grande uomo legato alla sua grande famiglia».

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