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Presto in mostra gli Amanti di Valdaro

A 7 anni dalla scoperta forse già da febbraio nel salone del museo archeologico. Che il 4 e il 5 gennaio prevede visite guidate gratuite 

Gli Amanti di Valdaro sono il misterioso emblema della storia di Mantova, lunga più di seimila anni, se già nel neolitico alle porte della città odierna c’era una necropoli importante. Il 2014 sarà l’anno della loro esposizione definitiva al Museo Archeologico di piazza Castello, dopo un lungo oblio interrotto da pochissime interruzioni. Occasioni in cui il pubblico è sempre accorso per poter ammirare la coppia e il Cacciatore, pure trovato a Valdaro. Per quest’ultimo scheletro l’attesa proseguirà, ma per i più famosi Amanti sembra ormai sicuro che saranno collocati al centro del salone museale o in una saletta all’ingresso, in febbraio, per san Valentino o forse già la settimana prima. I dettagli della fase finale saranno stabiliti mercoledì prossimo quando la direttrice del Museo Archeologico nazionale di Mantova, Maria Elena Menotti, incontrerà il Comitato Amanti, presieduto da Silvia Bagnoli, insieme agli assessori alla cultura del Comune, Marco Tonelli, e della Provincia, Francesca Zaltieri.

Il Comitato Amanti fu costituito nel 2011 dagli Amici di Palazzo Te e dei musei mantovani insieme a Comune e Provincia proprio per fare in modo che i due scheletri abbracciati potessero essere visibili. La loro fama infatti ha fatto subito il giro del mondo dopo il ritrovamento nel 2007 durante i saggi a Valdaro, al confine con San Giorgio, in occasione di sbancamenti nella zona industriale. Ma, nonostante l’emozione suscitata e la curiosità di vederli, la cronica mancanza di fondi del Museo Archeologico mantovano obbligò a nasconderli nel deposito. La speciale teca in cui porre gli Amanti sarà dunque pagata dal Comitato Amanti che si è dato da fare per raccogliere oltre 40mila euro.

La lunga storia di Mantova. Finchè il museo non potrà espandersi in tutti i suoi spazi, l’ingresso è gratuito. Ma nonostante questo non è visitato quanto si merita. Eppure al suo interno ci sono parecchi pezzi interessanti, e soprattutto viene testimoniata la lunga storia di Mantova e della sua provincia. Accostarsi a un museo archeologico, che non ha “pezzi” vistosi, non è però semplice. Ci vuole “il” tesoro che da solo dà notorietà. E gli Amanti di Valdaro potrebbero esserlo.

Visite guidate. Ma sabato e domenica (4 e 5 gennaio 2014) all’Archeologico è prevista un’iniziativa interessante (e rara), una serie di visite (gratuite) guidate, probabilmente dalla stessa direttrice Menotti. Sabato dalle 15.30 alle 17 e domenica dalle 10 alle 11.30. I visitatori verranno riuniti in gruppi di non oltre venti persone. Il percorso guiderà i visitatori nella selezione di reperti esposti provenienti dalla città di Mantova e dal territorio mantovano, dal Neolitico all' Alto Medioevo. Info museo: 0376 - 320003.

Età della pietra. La presenza umana nel territorio mantovano è testimoniata a partire dal mesolitico (8.000-5.000 anni prima di Cristo), epoca che inizia dalla fine dell’ultima glaciazione ed è caratterizzata da temperature più miti. Nel mantovano c’erano gruppi di cacciatori-raccoglitori che usavano piccoli strumenti di pietra a forma di triangolo e poi di trapezio. Reperti sono sati trovati lungo terrazzi fluviali e alvei a Buscoldo, Belforte di Gazzuolo, San Michele di Marcaria e nel territorio di Ostiglia. Da metà del V millennio a.C., nella pianura padana si insediano comunità di genti neolitiche non più nomadi, che cominciano a coltivare la terra e allevare animali. Hanno lasciato strumenti in pietra levigata (asce, accette, anelloni, macine) e contenitori in ceramica per conservare il cibo. Ci sono ritrovamenti a Casalmoro, località Cavallette di Serravalle, Casale di Roncoferraro, cascina Breda a Cavriana. E’ la cultura del Vho di Piadena, che si estende dall’area del Garda all’Oltrepo pavese e dal Piemonte sud-est alla Liguria, ma che ha lasciato le testimonianze più importanti proprio nel mantovano e nel cremonese.

A Casalmoro sono state scoperte due sepolture: i defunti collocati in posizione rannicchiata in fosse scavate nel terreno, con accanto alcuni strumenti in selce. Gli stessi Amanti di Valdaro sono di questo periodo, ma è eccezionale il fatto che siano stati sepolti abbracciati. Sempre del neolitico ci sono testimonianze della cultura dei Vasi a bocca quadrata: vasellame decorato in stile geometrico-lineare o con meandri e spirali (Belforte, Casatico, Rivarolo). Vasi decorati con incisioni anche a Montanara, Rivarolo, Borghetto di Rodigo. E ancora a Mosio di Aquanegra.

Età dal rame. Nel terzo millennio avanti Cristo, continua la produzione di strumenti in pietra scheggiata e compare il metallo, ma solo per armi e oggetti ornamentali. E’ la cultura di Remedello (nel Bresciano sul confine m,antovano) e ci sono stati importanti ritrovamenti a Fontanella, Asola, Acquanegra, Castel d’Ario, Motta di Cappelletta di Cerese. E ancora Marcaria, Perosso di Castel Goffredo, Corte Colombina di Cerese, Torre di Marmirolo. Da Fontanella, Gazzuolo, Montanara, Casale e Prestinari di Roncoferraro, sono arrivati bicchieri a forma di campana capovolta con decorazioni a fasce orizzontali.

Età del bronzo. I ritrovamenti del periodo fra il 2.200 e il 1.600 avanti Cristo, sono avvenuti a Barche di Solferino e Bande di Cavriana. Nel Bronzo medio (fino al 1300 a.C.) troviamo reperti dal Viadanese, Cavriana, Castellaro, Pietole, Ostiglia. Nel Bronzo finale (1.100-900) ben rappresentanti Casalmoro, Sacca di Goito, Castellaro,, Fontanella.

Età del ferro e gli etruschi. Siamo ormai a civiltà più evolute e nel mantovano sono state trovati necropoli e abitati etruschi e veneti celti. Gli etruschi, oltre all’importante base del Forcello a Bagnolo, erano arrivati nel centro di Mantova. Recenti ritrovamenti confermano le parole di Virgilio.

Romani, goti e longobardi. Il museo archeologico presenta reperti che testimoniano l’epoca romana, poi i Goti e i longobardi.

I pezzi più belli. La Venere pudica di Suzzara, l’Elmo di Revere, Achille e Pentesilea da Casaloldo. (maf)

 


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