Menu

Il giornale dei mantovani per i 350 anni della Gazzetta

Ristampato il libro dell’ex direttore Amadei, in edicola da martedì Il ricordo di un uomo di cultura che era innamorato della sua città

Il giornale dei mantovani: non era soltanto un titolo coerente con i contenuti del libro che aveva scritto, ma per Giuseppe Amadei raccontare la storia tricentenaria della Gazzetta di Mantova significava rileggersi, pagine autobiografiche di una stagione prima drammatica e poi sempre difficile come quella tra il 1943 e il 1968, quando arrivava la scadenza amministrativa della pensione, non certo però quella del tramonto giornalistico. Va onestamente riconosciuto che sono già passati sia il centenario della nascita (8 ottobre 1907), sia il decennale della morte (6 febbraio 1986), in un assordante silenzio, che non può significare cancellazione dalla memoria collettiva di un personaggio, tanto presente, invece e con un ruolo dei più incisivi, nella vita mantovana come giornalista, dirigente d’impresa, scrittore di storia, editore, promotore di iniziative culturali.

Quale fosse la considerazione che aveva sempre meritato può dimostrarlo il suo percorso durante gli anni tormentati della seconda guerra mondiale: il 25 luglio 1943, caduto il fascismo, veniva destinato a reggere la Voce di Mantova, in attesa dell’arrivo del nuovo direttore, Adone Nosari.

Una ventina di giorni in tutto, sufficienti tuttavia per essere bollato come badogliano dopo l’8 settembre, quando tornava il fascismo nella nuova veste repubblicana, senza che per questo il giornale ritenesse di rinunciare alla sua esperienza, capacità e correttezza. La fine della guerra, la liberazione: nelle edicole, il 4 maggio1945, appariva Mantova libera, organo del Comitato di liberazione nazionale.

L’onda generalizzata delle epurazioni dei fascisti non toccava minimamente Amadei, chiamato anzi nell’organico redazionale e rimasto al suo posto anche quando il giornale post-resistenziale chiudeva e rinasceva la Gazzetta di Mantova, tornata il 21 luglio 1946.

Alla Gazzetta avrebbe dedicato tutto il seguito della sua vita professionale: redattore, vicedirettore e infine direttore per un ventennio, dal 1949 al 1968. Anni assolutamente cruciali, decisivi per l’affermazione e la crescita del giornale dei mantovani, che il 3 gennaio 1957 festeggiava i primi 150 anni della testata.

Né può essere dimenticata un’altra direzione, quella della Ronda sportiva, avventuroso settimanale che si occupava della serie B calcistica, rimasto in vita poco più di un anno, dal gennaio 1947 all’aprile 1948: Aldo Signoretti vi disegnava le partite e vi apparivano grandi firme del giornalismo sportivo. Addirittura la Ronda selezionava squadre nazionali della B.

Ma se la Gazzetta esiste, lo è per la Citem (Cooperativa industriale tipografica editrice mantovana), nata nel 1946: Amadei era tra i fondatori, nonché consigliere e presidente dal 1954 al 1967, anni del miracolo, come a dire la battaglia per la continuità e la crescita del giornale e perché potesse avere la proprietà della tipografia, altra impresa memorabile, nel difficile rapporto con la politica. Amadei direttore, dal luglio 1949: aveva il coraggio di partire dovendo rifare la quasi completamente la redazione. Il consiglio d’amministrazione della Citem suggeriva di cercare giornalisti a Milano, ma lui aveva insistito per individuare possibili risorse giovanili mantovane.

Così, allo studentello neo diplomato al “Virgilio” che si presentava, rispondeva allargando le braccia: «Mah, speréma ben. Intant, métat lì».

Oggi lo studentello d’allora può ricordarlo anche quando, da cronista, avrebbe dovuto occuparsi di lui nell’Accademia Nazionale Virgiliana, nell’Ente provinciale per il turismo, nell'Istituto per la Storia del Risorgimento, in Italia Nostra, nella Fondazione d’Arco, nella Società per il Palazzo Ducale, nel Rotary Club, nel Circolo cittadino e poi nella fondazione del Circolo la Rovere, oltre che in avvenimenti straordinari, quali le celebrazioni risorgimentali degli Anni ’50, il gemellaggio con Nevers e Charleville, la grande mostra di Andrea Mantegna del 1961.

Idea sua gli Ambasciatori di Mantova, che negli anni ’50 richiamava i mantovani extra muros affermatisi nelle professioni. Ma nei resoconti si doveva citarlo il meno possibile o anche niente del tutto, lo stile era quello. (rda)

TrovaRistorante

a Mantova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro