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’Ndrangheta nel Mantovano
Sequestri a un imprenditore

In corso un’operazione della Direzione investigativa antimafia calabrese sull’asse Reggio Calabria-Mantova. Sigilli a beni mobili e immobili dell'imprenditore edile Massimo Siciliano: in totale valgono circa sette milioni di euro. Gli inquirenti mettono sotto sequestro una ditta di costruzioni di Dosolo

MANTOVA. La Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria sta eseguendo in provincia di Reggio Calabria e di Mantova, un decreto di sequestro preventivo, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale reggino, di beni mobili e immobili, riconducibili ad un imprenditore edile calabrese, Massimo Siciliano. Il valore complessivo dei beni da sequestrare è stimato in circa 7 milioni di euro. Siciliano, secondo la Dda, sarebbe legato a una cosca calabrese che gestisce attività illecite in Calabria e in Lombardia, in particolare in provincia di Mantova. In particolare, i sequestri hanno riguardato due aziende di costruzioni: una a Antonimina, Reggio calabria, e una a Dosolo. Siciliano, 43 anni, è attualmente detenuto.  Secondo la magistratura, ha legami con la cosa di Anonimina guidata dal suocero Nicola Romano, che a sua volta sarebe anche consigliere  della Sacra Corona, una nuova struttura criminale  diretta da Vincenzo Melia, 85 anni.    

Massimo Siciliano è già noto alle cronache mantovane. Solo alla fine di gennaio la sua azienda Gsc srl di Dosolo (sede in via Luciano Cerati) finì sotto inchiesta nell'operazione "Ceralacca 2" per una vicenda di appalti truccati. Quest'ultima azienda, forse la stessa toccata dall'operazione di oggi,  non è più attiva da luglio.

Siciliano risulta residente in via Gramsci a Dosolo. Ha lavorato per anni nel Mantovano con la Icop srl, che nel 2010 partecipò alla gara d'appalto delle opere di urbanizzazione a servizio del porto di Valdaro.

Siciliano è stato coinvolto nelle operazioni "Saggezza" e "Ceralacca 2" (quella di gennaio), che ne hanno rivelato il ruolo all'interno della locale di 'ndrangheta di Antonimina.  Il sequestro dei beni è scaturito dalle indagini patrimoniali condotte dal Centro operativo Dia di Reggio Calabria, mirate a verificare le modalità di acquisizione del patrimonio societario riconducibile all'imprenditore che, negli ultimi anni, aveva incrementato la propria attività con l'accaparramento di numerose commesse pubbliche non solo in Calabria, ma anche in tutto il territorio nazionale, ed in particolare nel nord Italia. Tra i beni sequestrati ci sono due società del settore delle costruzioni, la "Icop" e la Gsc Unipersonale", con sede, rispettivamente, ad Antonimina e a Dosolo.

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