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Cori razzisti dei baby calciatori
Le scuse, poi a cena con gli avversari

Esistono modi per rimediare agli errori e ,soprattutto, sconfiggere i pregiudizi.  Alcuni baby calciatori del Monzambano, che avevano rivolto insulti razzisti ad alcuni giocatori di colore dell’Asola, oltre a chiedere scusa domani andranno a cena con “gli avversari” per condividere in tutt'altro clima una serata in allegria. Una decisione intelligente delle due società, molto apprezzata dai genitori dei baby calciatori, tutti undicenni

MANTOVA. Ci sono brutte storie che finiscono bene. Esistono dei modi per rimediare agli errori. Dopo gli insulti razzisti al termine della partita di giovedì scorso tra Monzambano e Asola, categoria “Ragazzi junior”, ora arrivano le scuse. E non solo. Domani, infatti, i ragazzi del Monzambano andranno ad Asola e condivideranno con gli avversarsi, anche e soprattutto con i tre baby calciatori di colore, una serata all’insegna dell’allegria. Pane e salame per tutti.

«I bambini del Monzambano che hanno insultato i nostri hanno fatto una cretinata - spiega il mister dell’Asola, Giuseppe Morbio - e nessuno vuole passare sopra la questione, né sminuirla. Per questo, abbiamo deciso insieme al Monzambano che, oltre alle scuse, fosse una buona idea organizzare un momento di aggregazione tra questi ragazzi che, ricordiamolo, hanno appena 11 anni».

Giovedì, subito dopo la partita, alcuni ragazzi del Monzambano avevano insultato un avversario definendolo “marocchino di m...”. La risposta del calciatore asolano era stata spiazzante: «Ma quale marocchino, non vedi che sono nero?». Anche fuori dagli spogliatoi si era registrato un fatto odioso: alcuni giocatori del Monzambano avevano intonato un coro sul colore della pelle di un avversario.

Ovviamente questi due episodi avevano scatenato l’indignazione dei genitori di entrambe le squadre, che però non avevano assistito di persona ai due episodi. L’allenatore del Monzambano, Daniele Marcarini, aveva assicurato alla Gazzetta che i responsabili degli insulti sarebbero stati puniti. Così sarà, probabilmente. Ma la società ha fatto di più: ha trasformato il momento delle scuse in un piccolo evento che, oltre a stigmatizzare il razzismo, può rappresentare un modo semplice ma efficace per dimostrare che il calcio e lo sport  non hanno niente a che fare con le brutture che abbondano nella vita quotidiana. A partire dal razzismo.

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