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De Benedetti: "I 350 anni della Gazzetta
occasione per riflettere sul giornalismo"

L’Ingegnere ha esordito davanti a editori e direttori di giornali di tutto il mondo citando la Gazzetta di Mantova: “E' un onore parlare proprio oggi 11 giugno 2014 davanti a un’assemblea tanto imponente: capita che 350 anni fa proprio a giugno sia stato pubblicato il primo numero della Gazzetta...”. Poi lancia un allarme: "Google fa paura a tutti. L'oligarchia uccide la democrazia"

dddMANTOVA. A nome degli editori di tutto il mondo, Carlo De Benedetti lancia da Torino un grido d'allarme alle istituzioni, a cominciare dal Parlamento Europeo: «Google fa paura. Non a me, ma a tutti. Stiamo attenti, perchè con le oligarchie digitali è a rischio la democrazia». Il presidente del gruppo editoriale L'Espresso ha chiuso in questi termini il World Newspaper Congress, il forum mondiale dell'editoria, che ha visto riuniti a Torino i rappresentanti dei più importanti giornali del globo.

La lezione di 350 anni. De Benedetti ha esordito citando la Gazzetta di Mantova: “Capita - ha detto - che esattamente 350 anni orsono, proprio nel mese di giugno, sia stato pubblicato il primo numero della Gazzetta di Mantova. Il Gruppo editoriale L’Espresso è l’editore che attualmente con orgoglio pubblica quello che riteniamo essere il più antico giornale ancora stampato... Il 350esimo anniversario di una testata ancora viva e brillante è una buona occasione per riflettere sul giornalismo che facciamo e sul giornalismo che pensiamo di fare” .

Google. De Benedetti ha poi lanciato a nome degli editori di tutto il mondo questo allarme: «Non c'è gruppo editoriale che possa reggere il confronto con Google. Perché Google, e le poche società analoghe che operano nel mondo, non sono soggetti ad alcun tipo di regola. Abbiamo tutti paura di Google, non solo io». Oggi, nella cosiddetta digital era, a farla da padrona è una «oligarchia digitale». Lo fa, evidentemente, in termini globali, perchè questa è la dimensione naturale della «digital era».

«Ma - ha sottolineato De Benedetti - la più grande società editoriale al mondo non può competere con soggetti come Google. I quali non sono considerati soggetti editoriali ma, di fatto, condizionano tutta l'informazione mondiale». Se è vero che una «sana competizione editoriale» è stata utile alle democrazie, allora è vero che - di fronte a Google - la democrazia del mondo si trova di fronte a un problema. «Non siamo di fronte a quella che si può definire una sana concorrenza - ha sottolineato De Benedetti -. Siamo di fronte a qualcosa di nuovo, che chiama necessariamente in causa la politica».

Informazione condizionata. Google non è solo «un'azienda straordinaria», un colosso dal punto di vista economico con 50mila dipendenti a tempo pieno, un fatturato pari a 15,4 miliardi di dollari, 180 domini, 70 uffici in 40 Paesi e 130 lingue parlate. Google è qualcosa di più. Perchè attraverso il suo motore di ricerca globale condiziona l'informazione mondiale. «Utilizzano quel sistema straordinario che è il loro motore di ricerca per fare pubblicità, e questo non è corretto. Le due cose devono essere separate.

Nuove regole. Ci auguriamo che il nuovo Palamento Europeo tenga conto di tutto ciò». Secondo De Benedetti, «servono regole». Serve un impianto Antitrust rigoroso e sovranazionale, capace di tutelare i cittadini, in nome della correttezza e della trasparenza dell'informazione. «Penso per esempio a un sistema diverso di proprietà; oppure a un cambiamento del sistema di ricerca che vieti la raccolta dati. E in ultima analisi non si capisce per quale motivo queste società non paghino le imposte nel Paese in cui fanno utili importanti».

La  concorrenza. Una sana concorrenza giornalistica è necessaria per la democrazia, ma come hanno recentemente mostrato le storie di Wikileaks e di Snowden, un qualche grado di cooperazione può aiutare in almeno due modi:  1)  fornendo più peso e una più forte cornice giuridica per proteggere progetti importanti dalla repressione; 2) aiutando a costruire l’infrastruttura necessaria per immagazzinare, filtrare e analizzare grandi quantità di documenti e di dati.

Potremmo mettere insieme le maggiori testate, ma anche Ong, fondazioni e altri gruppi interessati per costruire ‘basi di conoscenza’ o ‘infrastrutture di conoscenza’. Queste - ha aggiunto De Benedetti - ci aiuterebbero a raccogliere, raffinare e strutturare dati e documenti, sarebbe poi compito di ogni singola organizzazione giornalistica usarli nel modo ritenuto migliore. Esse lo faranno mettendo a frutto le proprie conoscenze, le proprie fonti e i propri criteri di giudizio – una concorrenza efficace che si svolge in un campo costruito in modo collaborativo. La tecnologia può così diventare utile sia alla parte giornalistica, sia alla parte imprenditoriale di una testata, consentendoci di fare cose che nell’universo analogico non erano neppure pensabili.

Coopetizione. L'Ingegnere ricorre a un nuovo termine: coopetizione. "Noi possiamo, o meglio direi che dobbiamo cooperare per costruire l'infrastruttura tecnologica checi aiuti a fare la differenza sia nella nostra missione giornalistica, sia nella nostra missione d'impresa. I mercati rilevanti cambiano, e questa cooperazione non potrebbe in alcun modo essere interpretata come un'intesa anti-concorrenziale, bensì come un modo per consentire una reale concorrenza giornalistica in un business maturo"

La lezione del mio predecessore. Questo è ciò che rende veramente diverso il nostro mondo da quello del quale abbiamo fatto esperienza negli ultimi 350 anni. E tuttavia, vorrei leggere le parole che il mio predecessore Luca Caranenti, editore della Gazzetta di Mantova nel 1827, pubblicò nel primo numero di quell’anno… esse sono vere anche oggi: “I giornali tendono, colle lodi debitamente compartite, ad incoraggiare il genio nascente, e con una critica severa e giusta si fanno a smascherare l’ignoranza, che appoggiata sui trampoli del ciarlatanismo e sui puntelli dell’impostura, tenta, con danno della società, di prendere un posto non meritato fra la schiera di coloro che resero servigi importanti”.

La chiusura dell'Ingegnere è una sfida in piena regola, senza giri di parole: "Ciarlatani e impostori, attenti: continueremo a fare il nostro lavoro". (pda)

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