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SERMIDE

Amnesty premia l'assessore che canta per i diritti umani

Michele Negrini, in arte Mud, vince il concorso nazionale "Voci per la libertà" con la canzone Metti che un giorno ti svegli: "Ho messo in parole e musica il mio invito all'impegno"

MANTOVA. Assessore e cantautore. Michele Negrini, 38 anni, deleghe allo sviluppo economico e alla programmazione territoriale nella giunta del Comune di Sermide, ha vinto il premio “Voci per la libertà”, prestigioso riconoscimento che Amnesty international conferisce a giovani musicisti che si impegnano per i diritti umani.

E quella di Negrini, in arte “Mud”, cioè “fango” in inglese, è stata una canzone dedicata interamente al tema. “Metti che un giorno ti svegli” «prefigura quello che potrebbe succedere a ciascuno di noi se non si impegna per i diritti civili» spiega lo stesso assessore. Il premio è stato assegnato a Rosolina Mare (Rovigo) nel corso della manifestazione promossa dalla Sezione Italiana di Amnesty International e dall'Associazione Culturale Voci per la Libertà.

La rassegna è nata nel 1998, in occasione del 50° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, con l'intento di diffonderne i principi attraverso la musica ed è giunta alla 17esima edizione. Nella sezione “Big” sulla scorta dell’articolazione di Sanremo, il premio è andato a Max Gazzé dopo che negli anni ha premiato fra gli altri Fiorella Mannoia Guccini, Carmen Consoli.

Nella sezione delle voci emergenti, Negrini se la vedeva con altri sette finalisti. Il riconoscimento a Negrini ha premiato «una canzone intima che ricorda quanto i diritti umani sono importanti e quanto è necessario impegnarsi per difenderli».

Negrini è frontman (voce e chitarra) del gruppo Terzobinario di Sermide. Da qualche tempo con il nome Mud racconta storie di persone comuni «attraverso uno sguardo che sa penetrare nell'animo umano e nelle ferite della società, usando un linguaggio musicale che incrocia blues, reggae e canzone d'autore». L'album d'esordio è previsto per il prossimo autunno.

«Faccio tutto da solo – dice – Nel senso che compongo musiche e parole e poi sul palco canto e mi accompagno con la chitarra, usando sol o un po’ di basi». Nel testo si ipotizza la perdita dei diritti umani, la parità delle donne, della razza, del credo religioso, del diritto di espressione invitando chiunque a muoversi prima che sia troppo tardi. «Per me essere assessore rimane un progetto secondario rispetto al lavoro ed ai progetti artistici – spiega –  E spesso per un musicista essere anche amministratore rischia di essere una “aggravante”. Io stesso vivo questa esperienza come a termine».

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