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Traffico di virus per produrre vaccini

Indagati in 41, c’è anche la referente mantovana per l’aviaria: associazione a delinquere ai tempi della pandemia

Virus dell’aviaria spediti per posta, in plichi anonimi, senza nessuna autorizzazione e violando le norme di sicurezza per consentire a ditte compiacenti di produrre vaccini “in nero”. Tocca direttamente anche la nostra provincia la delicata inchiesta della procura di Roma, che ha indagato 41 persone con accuse che vanno dall’associazione per delinquere, alla corruzione, all’epidemia e alla diffusione di segreti d’ufficio. Fra gli indagati anche Ilaria Capua (che si dichiara estranea alla vicenda), virologa, ex direttrice dell’istituto zooprofilattico delle Venezie e che era referente della nostra provincia per la pandemia aviaria.

Non solo. Nell’indagine si ricorda come il Mantovano venne interessato da una pandemia aviaria che nell’inverno 1999/2000 portò alla morte di 3milioni di capi. La richiesta delle associazioni dei produttori fu unanimemente quella di lasciare vaccinare polli e tacchini, che però non erano presenti sul mercato. In quel frangente molti allevatori ricorsero a vaccini “in nero” venduti a chi cercava di salvare il proprio allevamento dal contagio. Ma la Regione decise invece per eradicare il virus che si diffondeva a macchia d’olio, il “vuoto sanitario” con l’eliminazione anche dei capi sani.

L’inchiesta giudiziaria che riguarda la produzione illegale di vaccini contro l’influenza dei polli è stata anticipata dal settimanale l’Espresso in estate. Dopo la recente chiusura delle indagini, il procuratore aggiunto a Roma Giancarlo Capaldo, nelle prossime settimane sentirà gli indagati prima di decidere se chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione.

Stralci dell’inchiesta sono stati nel frattempo resi noti dall’autorevole rivista internazionale Science, che ha anticipato di essere in possesso della relazione finale di 400 pagine, oltre che dei documenti allegati. Dal contenuto di alcune le intercettazioni pubblicate emergerebbe che durante le fasi più critiche della pandemia influenzale fra il 1999 ed il 2003, «virus altamente patogeni dell’influenza aviaria, di provenienza illecita» vennero spediti all’estero «al fine di produrre in forma clandestina, senza la prescritta autorizzazione ministeriale medicinali ad uso veterinario procedendo successivamente – si legge nel capo d’accusa – alla loro commercializzazione e somministrazione agli animali avicoli di allevamenti intensivi». Cosa che avvenne anche, si ricorda, nel Mantovano

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