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I NOSTRI 350 ANNI

La Gazzetta nella ricostruzione storica dell'Accademia Virgiliana

L'Accademia Virgiliana ha reso omaggio ai 350 anni della Gazzetta di Mantova con un convegno al Bibiena in cui soo state ripercorse le battaglie culturali e anche la storia del nostro quotidiano

MANTOVA. La Gazzetta di Mantova per i suoi 350 anni ha ricevuto il regalo di compleanno dell’Accademia Virgiliana, con un convegno al teatro Bibiena, in cui si sono ascoltate nuove ricerche originali sulla storia del giornale e delle posizioni assunte dai suoi direttori riguardo a quanto avveniva in varie epoche: alla fine del Settecento, quando venne data notizia della nascita dell’Accademia e della sua attenzione alle varie scienze, iniziando un rapporto tra Accademia Virgiliana e Gazzetta di Mantova, ha detto il presidente Piero Gualtierotti, che dura oggi vivissimo.

Achille Marzio Romani ha invece esaminato le posizioni della Gazzetta di Mantova e del Corriere della Sera negli anni che precedettero la Grande Guerra con gli appelli all’intervento dell’Italia in guerra del quotidiano milanese diretto da Albertini, e invece una certa propensione mantovana alla neutralità, ben consci delle perdite in uomini e beni che il conflitto avrebbe comportato.

Maurizio Bertolotti ha descritto gli anni del quotidiano mantovano durante il fascismo quando costretto a chiudere quello liberale, le pubblicazioni continuarono come Voce di Mantova divenuta poi organo del partito fascista. Vivacissima la vita di Mantova Libera, il nome scelto durante i due anni 1945-46, quando il giornale dipendeva dal Comitato di liberazione nazionale. Ne ha parlato Eugenio Camerlenghi, facendo trasparire l’ansia di rinascitache si viveva alla fine della guerra, con un clima di democrazia, confronto e tolleranza da parte del giornale e l’avvio di quel rapporto stretto con i lettori che non è poi mai venuto meno ed è una delle maggiori ricchezze della Gazzetta di Mantova. Iniziò già allora anche l’interesse per il cinema.

Appassionante poi il racconto di Renzo Dall’Ara sulla nascita della cooperativa Citem con l’avventurosa battaglia per ottenere i mezzi di produzione, linotype e macchina da stampa. Gran parte di quella storia Dall’Ara l’ha vissuta di persona e ascoltarlo è stato emozionante. Infine Stefano Scansani, oggi direttore della Nuova Ferrara, ha preso il testimone riferendo di quando la Citem e l’allora presidente e direttore Bulbarelli per non far morire la Gazzetta di Mantova che aveva ormai bisogno di finanziamenti per le nuove tecnologie e non poteva trovarli in loco, mantenendo anche una propria autonomia di giudizio, si rivolse a un grande editore mantovano, Arnoldo Mondadori.

Venne il genero Mario Formenton. Ed ecco che la Gazzetta cedendo la proprietà della testata divenne più importante e subito esportò il suo modello a Modena e Reggio Emilia e più avanti anche a Ferrara. Inoltre la Gazzetta fu uno dei primi quotidiani italiani a lasciare il sistema a caldo (linotype e piombo fuso) per passare all’offset. L’ultimo passaggio è stato l’ingresso nel gruppo Espresso-Repubblica, ma oggi è la doppia natura carta-web la vera sfida.

E così la Gazzetta, giornale di una piccola città, oggi si legge anche a Sydney, a Pechino, a New York, in Sudafrica. E torna a riunire i mantovani, anche quelli emigrati da poco o da tanto tempo. Il direttore Paolo Boldrini ha concluso con la battuta che gli ha rivolto un bambino in visita con la scuola alla mostra sui 350 anni della Gazzetta aperta fino al 31 ottobre a Palazzo Te: . La Gazzetta di Mantova ci sarà.

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