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Un assaggio di Mantova per la delegazione cinese

I meloni di Viadana e le erbe di Felonica: trasferta universale per due aziende Così la Regione offre agli operatori del territorio la vetrina di Pianeta Lombardia

MILANO. «Viadana melon» scandisce l’assessore regionale all’agricoltura Gianni Fava rivolto alla delegazione cinese, su al primo piano del Pianeta Lombardia. Galassia Expo. A Rho Fiera è un lunedì d’afa e di folla (as usual raccontano), si festeggia il national day della Cina e insieme al vicepremier s’affaccia pure un contestatore che manifesta per la libertà: è il mondo reale che irrompe nella sua rappresentazione. Fermato il contestatore, la cerimonia prosegue su binari istituzionali, tra strette di mano, sorrisi e seminchini. Tutto con misura, ché i cinesi sono un popolo discreto, sottovoce, e anche i biglietti da visita te li porgono con due mani. Tra la delegazione ristretta, su al Pianeta Lombardia, c’è un operatore di Chengdu, la città dei Panda, larga più di 14 milioni di residenti. A confronto, con le sue 400mila anime, la provincia di Mantova è una goccia. È (anche) in questa sproporzione che sta l’importanza della vetrina offerta dalla Regione alle aziende del territorio. Tanto più che la colorata teoria di padiglioni Expo sbava presto in una baraonda dove i sapori finiscono col sovrapporsi e confondersi.

Il “melon” è from Viadana come l’assessore, che incoraggia e promuove. Di più, Fava lancia un appello perché altre aziende si mettano in fila e approfittino dell’opportunità di farsi “assaggiare” e conoscere. Lo spazio è gratuito. Alex Santelli confessa la sua emozione, mascherata bene dietro un piglio professionale. A Casaletto gestisce l’azienda di famiglia, avviata nel 1938 dal nonno Sante, tra i primi melonai del Viadanese. Forse il primo in assoluto. Fedele alla tradizione, Alex ha puntato sulla qualità e la scelta sta dando i suoi frutti (in tutti i sensi). La ricetta? Tanta passione, il rispetto della stagionalità (perché forzare la natura o, peggio, barare?), una distribuzione intelligente. A Expo Santelli è venuto accompagnato dalla figlia Gloria e dalla moglie Elisa che, a proposito di melone, racconta come in Oriente, soprattutto in Giappone, sia un prodotto di culto, regalato dentro delle confezioni di legno. Come fosse un vino pregiato. L’abbinata con la delegazione cinese è perfetta. La quiete operosa della campagna viadanese è distante anni luce dal caos planetario di Expo, da qui origina l’emozione di Alex, che non è sintomo di smarrimento ma di stupore. «La prima impressione? Mi sembra tutto straordinario, vorrei visitare ogni padiglione. Torneremo sicuramente.

«È una bella sensazione, come essere al centro di tutto» risponde Germana Mazzi, titolare dell’agriturismo Corte Nigella a Felonica, nel lembo estremo della provincia mantovana e della Lombardia. Un passo più in là si sconfina a Ferrara. Felonichese di ritorno, Germana è nata e cresciuta a Milano poi, a 18 anni, ha scelto di vivere nel paese dei genitori. Ha la chiacchiera sciolta, Germana, entrare in sintonia con lei viene naturale. Racconta di sé, del suo negozio d’abbigliamento, della decisione di mollarlo per aprire l’agriturismo in bilico sul Po, dieci anni fa, della passione con cui insieme al marito Sauro e al figlio Stefano ha sistemato le pietre della corte, senza cancellarne l’identità. Racconta con orgoglio del suo museo delle erbe vive, della sua stima per la naturalista tedesca Ildegarda di Binghen, la prima “strega” a non finire sulla graticola ma a diventare santa (nel medioevo bastava poco per essere bollata di stregoneria). Per la delegazione cinese Germana e Sauro hanno preparato un assaggio di formaggi e focaccia alle erbe. Perché Nigella? La cuoca curvy Lawson non c’entra, è successo che a Felonica è arrivato un sacchetto di semi non richiesto. E in toscana la nigella è chiamata anche fanciullaccia, proprio come che si sente Germana. Una ragazza sempreverde. (ig.cip)

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