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La Cgil: «Ospedali di comunità negli ex presìdi chiusi»

Sermide. La Cgil lancia l’idea di recuperare i quattro edifici non utilizzati del Destra Secchia. La proposta: strutture gestite da infermieri e medici per curare i casi meno gravi

SERMIDE. Ospedali di comunità per recuperare i presidi abbandonati di Poggio Rusco, Sermide, Ostiglia e Quistello. La proposta viene dalla Cgil di Mantova, sulla base del Regolamento che definisce gli standard di assistenza ospedaliera, recentemente pubblicato in Gazzetta ufficiale e delle linee guida regionali per le Asl sulla gestione del servizio socio sanitario per il 2015. In entrambi i documenti si fa riferimento a questo nuovo tipo di struttura e nelle linee d’indirizzo regionali si parla proprio della riconversione di edifici sanitari in abbandono. Gli ospedali di comunità sono dei presidi gestiti dagli infermieri, in cui sono presenti medici di base in forma associata e altre figure socio sanitarie. Il loro scopo è fornire sul territorio le cure di base e un’assistenza alla persona sul territorio.

Non sono strutture sostitutive degli ospedali, ma integrate nel sistema sanitario, per offrire una serie di servizi complementari agli ospedali veri e propri. Possono ad esempio occuparsi dei codici bianchi e in parte di quelli verdi, ciò andrebbe a ridurre il congestionamento dei pronto soccorsi. Prevista anche la possibilità di ricovero, magari successivo all’ospedalizzazione nei casi di riabilitazione, come è noto, infatti, la lungodegenza negli ospedali non esiste quasi più. Negli ospedali di comunità ci sono reparti con 15, 20 posti letto che si fanno carico di pazienti che necessitano di un ricovero per diversi motivi, in continuità con l’ospedale. Questo sistema permette un’assistenza più completa e vicina alla persona che può rivolgersi a questi centri per cure di base o integrative, riducendo anche il carico sugli ospedali, con la possibilità di un risparmio sulla spesa sanitaria. Il modello non è una completa novità. In Toscana, considerata assieme alla Lombardia tra le regioni più efficienti in materia di sanità, queste strutture sono già una realtà, si chiamano Case della salute. Sono perfettamente integrate nel sistema sanitario regionale e costituiscono un’importante rete sul territorio.

La Toscana prevede di aprire 120 Case della salute e anche l’Emilia Romagna sta lavorando per dotarsi di questi presidi. «Sarebbe importante sperimentare anche nel mantovano questo sistema - spiega Massimo Marchini, segretario generale della Cgil Mantova - nel caso degli ospedali del Destra Secchia è possibile pensare di attivare le strutture di Sermide e Quistello, che sono geograficamente più lontane da Pieve di Coriano, con cui potrebbero fare rete. Ci sarebbe anche un vantaggio economico per la spesa sanitaria, infatti tutto ciò che è possibile fare in questo tipo di struttura costa meno rispetto all’ospedale. Il Destra Secchia potrebbe diventare un laboratorio d’innovazione».

Giorgio Pinotti

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