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Riforma sanità, Cremona dice no al compromesso con Mantova

Consiglieri regionali e amministratori respingono l’idea di un’azienda ospedaliera unica. E il nodo Viadana divide ancora

MANTOVA. I cremonesi dicono no alla proposta mantovana di un’unica Asst (la nuova azienda socio-sanitaria che sostituirà le aziende ospedaliere) con sede nella città virgiliana. E così, si complica il cammino dei consiglieri regionali mantovani sulla strada dell’accordo con i vicini, come ha chiesto anche l’altro giorno il Governatore Maroni durante la sua visita all’Oglio Po, per scongiurare l’ipotesi del trasloco del distretto di Viadana sotto Cremona.

Per il sindaco, il presidente della Provincia e i consiglieri regionali del Torrazzo le soluzioni sono variegate: si va dall’Asst cremasca da sola, alle due Asst Mantova e Cremona con confini da definire nel quadro del buon senso in consiglio regionale (magari immaginando un distretto socio-sanitario ad hoc per il viadanese-casalasco in grado di gestire le politiche sanitarie del territorio), sino all’ipotesi estrema di confezionare ben quattro Asst distinte: Crema, Mantova, Cremona, Mantova e Oglio Po. Su una cosa concordano con i mantovani: la necessità di formare un’unica Ast (l’erede dell’Asl) che comprenda Mantova e Cremona.

«Penso che, in questo momento, due Asst distinte Mantova e Cremona sia la cosa più corretta» afferma il primo cittadino di Cremona, Gianluca Galimberti (centrosinistra). E aggiunge: «Capisco le esigenze mantovane di tenersi il Viadanese e per questo dico che i confini dei due ambiti andrebbero disegnati secondo le esigenze dei diversi territori. Però, non bisogna dimenticare che oggi l’ospedale Oglio Po è gestito da quello di Cremona. Comunque - conclude - la nostra vocazione è fare progetti insieme con Mantova e con il mio collega Palazzi sto lavorando per consolidarne di importanti». Anche per il presidente della Provincia Carlo Vezzini (centrosinistra) «andrebbero create le tre Asst distinte di Crema, Mantova e Cremona, con le ultime due che dovrebbero mantenere gli attuali confini provinciali. Poi, servirebbe un occhio di riguardo per organizzare il Viadanese e il Casalasco». Questo significa che anche Vezzini vede «di difficile realizzazione un’Asst unica perché, con Crema che giustamente deve avere la sua autonomia, avremmo una Asst cremasca di 160mila abitanti e quella Mantova-Cremona di 500mila abitanti, molto sperequata». E plaude alle aperture di Maroni: «È importante che si ascoltino i sindaci». Anche per Agostino Alloni, cremasco, consigliere regionale del Pd, «non ha senso l’Asst unica. Già l’Ast unica è un problema visto che da Sermide al cremasco ci sono 250 chilometri. Quindi, noi ce ne andremo per nostro conto, mentre Mantova e Cremona devono mettersi d’accordo per due Asst con gli attuali confini provinciali; poi, si potrebbe creare un distretto socio-sanitario dell’Oglio Po che gestisca insieme sia le politiche ospedaliere dell’Oglio Po che quelle sociali del suo territorio». Per il consigliere leghista Federico Lena «servirebbero quattro Asst: Crema, Mantova, Cremona e Oglio Po, che io vedo in prospettiva delle aree vaste: se anche si nomina un direttore in più non è la fine del mondo. Una Asst unica da Crema a Sermide sarebbe ingestibile. Però, decidano i territori, i sindaci».

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