Quotidiani locali

Le lettere al direttore di oggi, martedì 14 luglio

MOGLIA

La nostra salute da tutelare

E così, davanti ai nostri occhi, è andata in scena l’assoluta incapacità della politica di opporsi efficacemente ad atti amministrativi lesivi della salute dei cittadini! Abbiamo visto il presidente della Provincia (Pastacci) e l’intera Commissione ambiente del consiglio provinciale, nonché l’intera giunta comunale di Moglia con il sindaco (Maretti) ripetere ossessivamente che non hanno responsabilità per il crimine che si sta perpetrando ai danni dei cittadini di Moglia e che non è nelle loro possibilità impedire il degrado ambientale del nostro paese. Nei testi di diritto costituzionale ci viene insegnato che l’Italia è una repubblica in cui vige la democrazia nella sua forma rappresentativa e non in quella diretta. A questo punto mi viene spontanea una domanda: questi amministratori comunali, provinciali e regionali rappresentano forse noi cittadini di Moglia? L’assunto etico per chi si mette in politica è operare per il bene dei cittadini dai quali il politico/amministratore viene eletto. Ebbene, dal momento che questi nostri rappresentanti non riescono a difendere i nostri più basilari diritti (nella fattispecie la salubrità dell’ambiente) essi dovrebbero domandarsi se sono all’altezza della situazione. I nostri rappresentanti nelle istituzioni dovrebbero chiedersi se i propri principi morali non impongano loro di fare un passo indietro poiché non sono riusciti a operare per il fine per il quale sono stati eletti. Non so quanto pagherei perché queste osservazioni giungessero agli occhi dei nostri amministratori regionali, provinciali e comunali affinché potessero adire a una piccola riflessione personale. Nella speranza di non avere turbato troppo le coscienze di tutti i nostri amministratori (dal Comune di Moglia alla Regione Lombardia) e, indistintamente, di tutti i nostri rappresentanti nelle istituzioni (dalla destra alla sinistra o dalla sinistra alla destra, come preferite), auguro a tutti loro un buon lavoro!

Un cittadino di Moglia

SANITA'/1

Questa riforma scontenta tutti

Il consiglio regionale comincerà a breve a discutere della riforma sanitaria lombarda che scontenta tutti: cittadini, lavoratori e sindaci. Le controproposte avanzate dall’assemblea dei sindaci sono state fatte per tutelare o salvare le prestigiose sedi delle istituzioni sanitarie della nostra zona. I sindaci mantovani, sapendo che Cremona diverrà sede della nuova Ast che governerà sulle due province, propongono che Mantova divenga sede della nuova Ast, ovvero dell’unica azienda ospedaliera che rimarrà su Mantova e Cremona. Quindi i sindaci mantovani vanno oltre a quello che vorrebbe fare la Regione Lombardia, che aveva abbandonato questo progetto per il momento. Nell’assemblea è stata anche sostenuta l’ipotesi della azienda della Valle Padana per recuperare utenti. Quindi si intuisce che per qualche nostro amministratore la riforma vada bene, che la salute è una merce e i pazienti dei clienti. Mi chiedo però se le forze politiche abbiano un’idea di sanità visto che dal resoconto giornalistico pare che la proposta uscita dall’assemblea sia sostenuta da Pd, Forza Italia e Movimento 5 stelle. Il tema di questa riforma è il risparmio e non i servizi, non i pazienti e non i lavoratori. Il finanziamento fissato dal Patto per la salute 2014-2016 prevede un incremento del 2% anno da parte del Servizio sanitario nazionale e per la nostra regione equivarrebbe a circa 350 milioni anno. A causa dell’invecchiamento della popolazione la spesa per consumi sanitari correlati è più alta di quanto entrerà dal trasferimento nazionale. Se il fine è solo il risparmio, allora ci si dovrebbe chiedere se sia possibile proporre risparmi senza toccare cittadini, lavoratori e vicinanza dei servizi sanitari ai territori. Io credo sia possibile. L’idea iniziale del presidente Maroni di proporre l’unificazione delle Asl alle Aziende ospedaliere significherebbe dimezzamento delle dirigenze, vicinanza ai territori, conoscenza dei bisogni e maggior dialogo e risparmi tra le diverse professionalità riunite sotto lo stesso tetto. Senza dimenticarsi la vicinanza ai territori e quindi possibilità di controllo e critica anche da parte delle popolazione e dei sindaci. Non dimentichiamo che con l’introduzione della legge 328/00 e la legge regionale i Piani di zona che programmano gli interventi socio assistenziali vedono la partecipazione di enti locali, Asl, terzo settore e altre istituzioni. Nella nostra provincia abbiamo insistito affinchè i distretti sociosanitari rimanessero 6 per poter rispettare il territorio che significa storia e cultura sociale e assistenziale costruite nel tempo per servire al meglio i nostri cittadini. Qualcuno ha suggerito di revocare la proposta, il progetto e il finanziamento, di spostare e unire l’Istituto nazionale dei tumori di Milano e l’Istituto neurologico Besta di Milano. Due ospedali monospecialistici che andrebbero su un’area altamente inquinata e con una spesa da 500 milioni, come previsione iniziale. Forse solo questa operazione sarebbe sufficiente per produrre risparmi e ragionare un po’ meglio su cosa fare della sanità lombarda. Ogni territorio avrà da lamentarsi perché toccato come Mantova per la perdita di una sede Asl o ospedaliera; allora cerchiamo di unire tutte le realtà contro questa proposta di riforma e non chiudiamoci nel nostro orticello, ma qui devono intervenire i partiti se davvero hanno una visione diversa e non sono tutti omologati, M5S compreso.

Fausto Banzi Coordinatore provinciale di Sel

SANITA'/2

Dov’è la Lega da 20 anni?

Il Pd di Bozzolo condivide il percorso deciso e chiaro dell’amministrazione comunale sulla riforma sanitaria regionale e sul Presidio ospedaliero riabilitativo di Bozzolo, al centro delle preoccupazioni della cittadinanza. Una posizione trasparente e fedele agli impegni assunti con gli elettori, in costante confronto e dialogo con tutte le istituzioni. Dalle audizioni in Commissione regionale, ai consigli comunali aperti, agli incontri con sindacati, operatori e dirigenti sanitari e forze economiche. Oggi portare insieme a Viadana, Bozzolo e il territorio fino a Pilastro, Gabbiana e Ospitaletto, a pochi chilometri da Mantova, alle dipendenze di Cremona, con il contestuale scorporo di Asola, è la plastica rappresentazione del fallimento di una politica fondata su fallaci promesse e impegni mai mantenuti come quelli dell’assessore leghista Bresciani che, all’indomani degli impegni assunti a Bozzolo per rafforzare l’ospedale, ne trasferì al Carlo Poma di Mantova l'intera Riabilitazione cardiorespiratoria. La regione Lombardia da oltre vent’anni è retta dalla Lega Nord ed è davanti agli occhi di tutti il livello a cui è stato ridotto l’Oglio Po, al pari degli orari del funzionamento dei treni e del ritardo delle infrastrutture del nostro territorio. Non basta prendersela contro il nostro sindaco da decenni al servizio del territorio, peraltro senza arricchirsi e con la fedina penale pulita. E nemmeno quella sorta di delirio da onnipotenza e di culto della personalità dell’assessore Fava che, dopo la vittoria viadanese, annunciava le prossime vittorie di Marcaria e di Bozzolo. Il tutto avveniva dopo alcuni giorni dalla morte del sindaco di Marcaria Orlandini. Un po’ di rispetto, per favore! Molto più responsabile l’azione delle istituzioni e dei consiglieri regionali mantovani che, pur con contraddizioni e ritardi, hanno individuato in Bozzolo un Presidio ospedaliero riabilitativo di alta intensità, un reparto di sub acuti completamente rinnovato e la realizzazione di un Presidio ospedaliero territoriale per l’intero territorio mantovano. Elementi significativi da cogliere e da inserire nel contesto della nuova macro area mantovana-cremonese, al servizio degli ospedali Poma di Mantova e Maggiore di Cremona e degli altri del territorio quali l’Oglio Po e Asola. Ecco perché la Lega dovrebbe condividere il documento dei 68 sindaci mantovani, la mediazione dei sindaci e dei presidenti di provincia di Mantova e di Cremona, evitando di attardarsi su posizioni contrarie si nostri interessi e sconfessate dallo stesso presidente Maroni. Ci dica la Lega dov’é stata in questi 20 anni di governo della Regione con il taglio di centinaia di posti letto all’Oglio Po, nel cremonese e nel mantovano ma mai nel bresciano e in altre realtà sensibili. Il circolo Pd di Bozzolo curtatone Il nuovo sindaco costa una fortuna nAlessandro Ziviani e Nadia Pezzali, zelanti sostenitori del neo sindaco di Curtatone, in una lettera alla Gazzetta di martedì 7 luglio, rivolgono aspre critiche alle opposizioni colpevoli, a loro dire, di ricorrere a cavilli giuridici per ostacolare Carlo Bottani la cui azione, come tutti possono constatare, sta attraversando in questo momento una fase di stanca. Sarà perché, per ritemprarsi dalle fatiche accumulate in pochi giorni di lavoro, il sindaco ha abbandonato il campo e si è concesso tre settimane di meritato riposo al mare, in concomitanza con il suo vice. A me pare invece che le osservazioni delle opposizioni siano del tutto puntuali e pertinenti, se è vero che l’amministrazione ha dovuto precipitosamente annullare due consigli comunali e correre ai ripari con una terza convocazione per evidenti errori tecnici, ascrivibili a incompetenza e leggerezza ; non banali formalismi dunque, ma semplicemente il rispetto del principio di legalità, elemento discriminante nella gestione della cosa pubblica. Rimango anche convinta che la vicenda vada ulteriormente chiarita in alcuni suoi aspetti. Ziviani e Pezzali chiedono di non disturbare il manovratore e di lasciarlo lavorare in pace. Peccato però che il manovratore abbia sinora concentrato ogni migliore energia unicamente per assegnare incarichi, remunerati e non, ai suoi sostenitori: deleghe a tutti i consiglieri di maggioranza, spesso in contrapposizione con gli incarichi assessorili, la costituzione di un comitato organizzatore della Fiera delle Grazie del tutto superfluo, l’introduzione della figura del presidente del consiglio comunale, che comporta dei costi a carico dell’ente e di cui nessuno avvertiva la necessità. Da ultimo ha estratto dal cilindro la creazione dell’ufficio di staff del sindaco e vi ha destinato non un dipendente, come logica avrebbe voluto, ma un professionista amico, suo stretto collaboratore in campagna elettorale, assunto senza alcuna selezione pubblica. L’inquadramento previsto risulta essere molto elevato con trattamento economico corrispondente, il cui preciso ammontare aspettiamo di conoscere: quel che è certo è che si tratterà di maggiori oneri a carico dei contribuenti. Il compito assegnato riguarda attività di coordinamento e controllo; ma per queste incombenze non esiste già la figura istituzionale del segretario comunale? E come mai nessuno dei sindaci che ho conosciuto, Rubini, Gatti e Badolato, ha avuto bisogno di ricorrere a un’analoga stampella esterna? Tutte le decisioni citate sono state assunte da Bottani soltanto in direzione dei propri compagni di cordata. A quando qualche provvedimento anche a beneficio dei cittadini di Curtatone? Rimango in fiduciosa attesa.

Paola Gabbioli

AI LETTORI

Scatti di una volta rinviati a domani nGentili lettori, per assoluta mancanza di spazio il tradizionale appuntamento del martedì con la pagina Scattio di una volta e le vostre fotografie d’epoca è rinviato a domani. Arrivederci. (gdm)

 

RONCOFERRARO

Al sindaco consiglio di leggere Pinocchio

Nella comunità in cui vivo sono un elettore di centrosinistra e ho sempre seguito da vicino le vicende amministrative del mio Comune. Ultimamente, con tanti altri cittadini di questo ambito politico, non posso fare a meno di esprimere sconcerto per le decisioni non sempre coerenti della nuova amministrazione. Per non essere smentito, cito le pubbliche dichiarazioni del sindaco fatte in merito alla delibera di consiglio comunale n. 16 del 28 aprile 2015. In essa lei rispondeva a un’interpellanza presentata dal gruppo consiliare di minoranza e affermava: «Terremo nel mese di maggio, in ogni frazione, serate di bilancio condiviso nelle quali illustreremo alla cittadinanza com’è fatto il bilancio comunale, da cosa derivano le entrate e come vengono ripartite e soprattutto condivideremo assieme le priorità di intervento alla luce delle risorse a disposizione. Un esperimento questo mai tenuto prima sul territorio di Roncoferraro che permette a tutti di avvicinarsi al cuore di un’amministrazione, il bilancio, e di dare il proprio contributo alla sua stesura». Il 29 giugno 2015 lei ha presentato al consiglio comunale il bilancio 2015 senza onorare gli impegni e contravvenendo a quanto da lei stesso proclamato. Passo al secondo punto che mi ha sconcertato. Nella seduta consiliare del 29 giugno, in merito alla determinazione delle aliquote Imu e Tasi per l’esercizio 2015, lei ha affermato di non averle aumentate rispetto all’esercizio precedente. Indubbiamente vero leggendo gli atti sul sito del Comune apparsi poche ore prima della presentazione del bilancio; così com’è vero che il Comune di Roncoferraro risulta essere l’unico a non aver aumentato la pressione fiscale. Ma questa manovra che potrebbe apparire virtuosa in pratica l’ha potuta fare utilizzando una sirena della Cassa depositi e prestiti. In parole povere lei non ha aumentato le tasse perché ha scelto di non pagare nel 2015 le rate dei mutui per circa 260.000 euro. Chiunque può rendersi conto che questa voce è sparita dal bilancio 2015, ma lei non ne ha parlato evitando di illustrare il bilancio a grandi linee al momento della presentazione dello stesso. Dal 2016 dovrà far fronte e per un anno in più all’ammortamento dei mutui, aumentando vertiginosamente l’imposizione fiscale o tagliando servizi. Orbene, che dire di un primo cittadino che senza esserne obbligato, di sua spontanea volontà esprime con veemenza la volontà di imprimere una sferzata di energia mai tentata prima a Roncoferraro e che al momento di realizzarla non riesce a organizzare uno straccio di assemblea? E che dire delle mezze verità raccontate sulla sua presunta virtuosità fiscale? In quello che dice e poi fa ci sono evidenti contraddizioni. Lei non fa altro che celebrare il suo servizio utilizzando vecchie liturgie, non vedo novità nell’interpretare il suo ruolo istituzionale, nè trasparenza e dunque neppure rispetto per i cittadini. Le sole condizioni per governare un Comune di 7.200 persone non sono sicuramente l’entusiasmo giovanile o una smodata ambizione. Provi a far entrare nel suo vocabolario i termini: dialogo, saggezza, umiltà, coerenza, pazienza e capacità di ascoltare tutti compresi quelli che non la pensano come lei. Apparteniamo a generazioni diverse, sarà per questo che faccio fatica a riconoscere nell’operato suo e dei suoi amministratori la radice dei valori del centrosinistra. Mi permetta di darle un consiglio: per le vacanze estive sotto il solleone magari davanti a una birra fresca, invece di chattare provi a leggere Pinocchio che non è solo un libro per bambini, ma un vero best seller carico di insegnamenti che non le potrebbero far altro che bene.

Angelo Zera

MONZAMBANO

Troppi morti all’incrocio

Purtroppo siamo ancora una volta a leggere di un incidente mortale al famigerato incrocio Piccard, vicino a Monzambano. Quanti sono ormai i morti su questo incrocio? Quanti gli incidenti con feriti più o meno gravi? Quante le famiglie segnate da qualche tragico evento qui accaduto? Qualcuno ha tenuto un conteggio? Ebbene, la mia proposta è quella di muovere l’accusa di omicidio colposo plurimo e incidente colposo plurimo alla Provincia, con relativa richiesta di risarcimento danni. Sì perché in tutti questi anni non ha mosso un dito per tentare di rendere meno pericoloso questo dannato incrocio. Le luci pulsanti messe l’anno scorso servono a ben poco e sono insufficienti. Vengono tutt’ora gettate via montagne di soldi per opere faraoniche e di dubbia utilità, possibile che non si riesca a trovare qualche euro per mettere in sicurezza questo tratto di strada? Quanti morti servono ancora? Vengono costruite rotonde in posti ridicoli e di nessuna necessità, qui invece niente! Cosa serve per smuovere la burocrazia locale? Che rimanga coinvolto (non per augurarlo, ma per considerare...) qualche familiare dei burocrati che hanno competenza su queste cose? Carlo Tosi Monzambano

QUOTE LATTE

Un decreto senza senso

Rimango colpito e sinceramente non capisco con quale logica sia stato fatto il decreto sulle quote latte che va a colpire un settore già fortemente in difficoltà, rischiando di dare il colpo di grazia a molte aziende goitesi e mantovane. Mi sento di condividere il malumore di aziende e latterie del territorio perché dopo incontri fatti, comunicazioni, telefonate a tutti i livelli, Parlamento, Regione, Provincia, spiegando le problematiche che hanno gli agricoltori goitesi ma che riguardano la maggior parte degli agricoltori mantovani, le nostre osservazioni sono rimaste inascoltate. Come si sa l’Italia ha superato per la campagna 2014/2015, ultima annata del regime quote latte, il proprio livello, produttivo di circa 1% generando una multa dall’Ue di 27 milioni di euro. Questo provvedimento contiene il pagamento in formula piena, salvo una compensazione massima del 6% e probabilmente non per tutti. In questo modo lo stato incasserà circa 200 milioni, somma decisamente più alta rispetto alla sanzione Ue. Nessuno chiede di non pagare, ci mancherebbe, ma negli incontri era stato chiesto di pagare solo in misura di quanto dovuto all’Ue evitando di far pagare più soldi agli agricoltori. Solo a Goito ci sono multe milionarie, questi soldi in più non è che vadano a coprire chi in maniera furbesca e a danno della maggior parte degli agricoltori onesti nel passato non si era messo in regola con le quote latte? Non possiamo permettere che i pochi furbi la facciano sempre franca! L’onestà in questo Paese deve tornare a pagare… e chi non sta alle regole va punito! Aziende e latterie goitesi e non solo vanno supportate e aiutate soprattutto in questo periodo, il nostro territorio è prevalentemente agricolo e la crisi di questo settore, è la crisi di un’intera comunità. Sono a disposizione fin da ora per le aziende e latterie del territorio, per convocare i nostri rappresentanti ai vari livelli istituzionali e chiedere spiegazioni e se possibile interventi sul decreto. Non cerchiamo polemiche inutili e strumentali e non si vuole scaricare colpe, vogliamo solo ragionare nel merito della situazione generale e locale per capire se, con la sinergia di tutti, si possa uscire da questa situazione che ad oggi è molto penalizzante per il nostro territorio.

Paolo Boccola Assessore attività produttive Goito

RIVALTA SUL MINCIO

Siamo orfani di una festa 

Da alcuni anni ospite di un amico ho partecipato come commensale alla festa in Corte Mincio: cornice suggestiva, organizzazione perfetta, pesce ottimo; ora mi ritrovo a leggere delle dichiarazioni del sindaco che mi lasciano perplesso, osservazioni del tipo «non siamo più disponibili a dare spazio a chi non paga le tasse» persegua chi non le paga, cosa c’entra la Pro Loco? «Abbiamo tollerato per anni una festa in deroga alle norme»; non avrebbe mai dovuto derogare prima. Cosa dire se non che la festa è dei cittadini tutti anche quelli come il sottoscritto che viene da lontano e che la festa era tale anche per dove si svolgeva. La cornice è parte integrante, i sensi sono in questo caso non solo di gusto, olfatto ma anche la vista e vederla depauperata di quest’ultima possibilità per ragioni che non sono comprensibili. In conclusione a queste mie considerazioni chi ci rimette siamo tutti noi che non avremo più la possibilità di gustare di una bella festa gastronomica in una meravigliosa cornice.

Valentino Casiraghi

GOVERNO

Le pensioni e la serietà 

Una grande apertura a 6 colonne sulla Gazzetta rilancia il tormentone pensioni. Aumenta il numero delle pensioni sociali e di invalidità mentre crollano le previdenziali, frutto di sudore e accantonamenti fatti in decenni di lavoro. La spesa pensionistica, prima dell’ultima riforma che ha alzato le soglie e ristretto le finestre (più che altrove in Europa) era il 13% del Pil, al netto dell’assistenza, che ovunque è in carico alla fiscalità generale. Sarebbe ora di fare chiarezza e di essere seri, mettendo in capo a tutta la collettività l’intero onere degli interventi sociali e di invalidità, riportando un po’ di equità alle prestazioni previdenziali. In particolare a quanti dovranno versare oltre 40 anni di contributi per sperare di ricevere poi una meritata e dignitosa pensione. Magari togliendo la beffa che, dal gennaio 2012, vede ogni anno di lavoro aggiuntivo incidere negativamente sulla pensione futura. Non male, dopo aver garantito i diritti acquisiti a quanti vantano 15, 20 o 30 anni di contributi… milioni di persone in uscita grazie a meccanismi, premi, scivoli e leggine varie di tutela: recentemente pure i 35 anni, validi per la salvaguardia di 170.000 esodati over 60, risparmiati dalla mannaia Fornero. A distanza di pochi anni sembra che “Nessuno”, come urlava il mitico ciclope Polifemo accecato da Odisseo, abbia responsabilità dirette e indirette (silenzi e complicità comprese) per quanto deciso tragicamente nel 2011 dal governo Monti e Fornero. L’aspettativa di vita (presunta) e la riduzione della spesa pensionistica (reale) prospettano già oggi una pesante e crescente ristrettezza economica, ancor più ai lavoratori delle generazioni future. Sembra la tarantella: chi ha avuto ha avuto avuto, chi ha dato ha dato ha dato… Un’amara commedia, una farsa all’italiana, dove chi più lavora sempre più lavorerà, ma meno riceverà… e poi ancor meno avrà.

Gianpaolo Ferrarini

CARLO POMA

Sosteniamo tutti Cure palliative

Dopo un’operazione a un familiare, con una diagnosi di qualche mese di vita, l’esistenza cambia sotto ogni aspetto; preso in carico dalle Cure palliative del Carlo Poma, comincia l’assistenza domiciliare e per noi una vera e propria sfida data la nostra ignoranza in materia infermieristica e nella gestione dei rapporti con l’ammalato terminale. Subito ci rendiamo conto che il servizio, pur nelle difficoltà, ti prepara a intervenire con metodo ed esperienza oltre a un vero supporto psicologico sia nei confronti del paziente che dei familiari. Sono a disposizione farmaci ordinari e straordinari, le visite quotidiane degli infermieri, la visita del medico, tabelle specifiche per ogni sintomo e relativo farmaco, numeri di telefono per chiamate diurne e notturne, in poche parole non ci si sente soli. Professionalità, consulenza, tatto, preparazione morale hanno contraddistinto questa esperienza umana che si è conclusa con la dipartita della nostra persona cara resa meno traumatica e dolorosa grazie alle Cure palliative. Approfittiamo per evidenziare quanto questo servizio debba essere sostenuto e finanziato; per questo rivolgiamo un forte appello alle istituzioni affinchè prendano in seria considerazione tale iniziativa a favore dei malati terminali. Un enorme grazie al dottor Reggiani, a Paola, Silvana, Fiorenza, Barbara e allo staff delle Cure palliative del Carlo Poma di Mantova.

Daniela Scalari, Paolo Luppi Sermide

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