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IL RICORDO

Da Villa Poma a San Paolo nel segno del paracadutista Alberto Faccini

Il nostro lettore Luigi Greco racconta come ha inseguito la storia del mantovano scomparso in Brasile durante un lancio col paracadute

POGGIO RUSCO. Non sempre accade. Molte conferenze però nascono con l'obiettivo di fornire spunti. Offrire riflessioni. Porgere dei fili da catturare e provare a riavvolgere. L'ha fatto il nostro lettore Luigi Greco. Qui c'è la storia che ha inseguito da Villa Poma a San Paolo in Brasile.

"Durante la tre giorni paracadutistica di Poggio Rusco, nell’aprile scorso, assistetti a una presentazione nell’auditorium di Villa Poma di vecchi paracadutisti con un passato interessante. Tra questi il relatore Tito Righi di Mantova, noto negli ambienti dei parà e degli sportivi, segnalò la figura di Alberto Faccini, classe 1923, nativo di Moglia di Sermide. Giovane esuberante, dedito allo sport, fu paracadutista della Folgore, combattente a Nettuno.

Fatto prigioniero, fu trasferito negli Stati Uniti nel campo di concentramento di Hereford dove conobbe il maggiore Andrea Ippolito che gli promise un’occupazione se un giorno fosse espatriato in Brasile.
Nell’agosto 1950 Alberto partì per San Paolo dove fu assunto dall’impresa metallurgica Matarazzo come disegnatore. Si dedicò ancora all’attività paracadutistica e la sua audacia e passione lo spinsero a tentare sempre nuovi record nella specialità di caduta libera ad apertura ritardata. Il 1° maggio 1953 Alberto partecipò a una manifestazione in occasione della Festa del lavoro.

All’ippodromo di Mooca, gremito di folla, il suo paracadute aperto in prossimità dell’atterraggio non si stese completamente e l’impatto con il terreno fu fatale. Le sue esequie furono solenni. Il feretro portato a braccia dai colleghi paracadutisti fu inumato nel cimitero B. Pinheiros di San Paolo, dove fu posta una targa della Federazione Paulista di paracadutismo.

La targa in ricordo di Alberto...
La targa in ricordo di Alberto Faccini nel cimitero di San Paolo

Questo racconto di Tito Righi mi colpì e mi commosse. Il mese seguente sarei andato a San Paolo e mi ripromisi di cercare la tomba di Alberto Faccini. Mi aiutò l’avvocato Elio Benatti di Magnacavallo, studioso, ricercatore e autore del libro “Brasile chiama Mantova”.

Mi fornì il nome del cimitero, l’indirizzo e il numero della tomba. Raggiunsi presto con un taxi questo immenso cimitero, cercai la quadra 2 indicatami e la percorsi velocemente, leggendo i nomi di tutte le tombe, a destra e a sinistra. Mi colpì il fatto che tutti i defunti avevano cognomi italiani. Nessuna traccia però della famiglia Faccini.

Non sapevo che fare quando incontrai Gaudencia che con il marito custodiva il cimitero. Insieme ripercorremmo la quadra 2 senza esito. Un breve contatto telefonico con la direzione per sapere che la quadra giusta era la 22. La raggiungemmo presto e con commozione mi accostai al piccolo mausoleo ove campeggiava la scritta Famiglia Faccini.

Vi erano una quindicina di nominativi e sulla striscia di sinistra un targa metallica recante la seguente scritta: “Homenagem postuma da Federacao de mulheres do E.de S.Paulo ao Paraquedista Alberto Faccini” San Paolo 1-5-1955. Sotto un altra targa con il nome A. Faccini, con data di nascita e di morte e un paracadute steso in atterraggio.

Uscii dal cimitero, acquistai un vaso di piccoli crisantemi gialli e lo andai a deporre sul marmo cosparso di foglie secche davanti alla targa di Alberto. Alzai la mano destra alla tesa del basco amaranto salutando così un nostro caro amico paracadutista mantovano".

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