Quotidiani locali

magnacavallo

La procura chiude le indagini per l'assassinio di "Fafo"

I difensori hanno venti giorni di tempo per presentare le memorie, poi la richiesta di rinvio a giudizio. L’avviso di conclusione ricalca le stesse ragioni per le quali i tre ragazzi sono stati incarcerati dal Gip

MAGNACAVALLO. La procura di Mantova ha notificato ai difensori dei tre ragazzi in carcere per l’omicidio di Fausto Bottura, 48 anni, detto “Fafo”, l’avviso di conclusione indagini. L’avviso ha funzione di garanzia per gli accusati e contiene la sommaria enunciazione del fatto e le norme violate. La garanzia principale data agli indagati (art.415 bis) è che vengono avvertiti e che possono prendere visione ed estrarre copia del fascicolo delle indagini; è il momento in cui cade la segretezza e vengono a conoscenza non solo del fatto contestato, ma anche degli atti sui quali si regge l’accusa. Ora gli avvocati, entro venti potranno presentare richieste o memorie, chiedere al pubblico ministero Silvia Bertuzzi il compimento di ulteriori indagini o chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio.

Trascorsi i 20 giorni, e quindi dal ventunesimo giorno, il pm chiede il rinvio a giudizio.

I fatti contenuti all’interno dell’avviso ricalcano - dicono gli avvocati difensori - le ragioni che hanno indotto il Gip a spedirli in carcere, per l'omicidio premeditato del 48enne di Magnacavallo barbaramente assassinato il 3 dicembre scorso nel cortile della sua abitazione e poi gettato nelle acque del Po a San Benedetto. L'ordinanza del giudice per le indagini preliminari non lascia molti dubbi: Massimo Bottura, 19 anni, nipote della vittima, e i due amici, Alessio Magnani, 18 anni, di Poggio Rusco, e Armando Esposito, 19enne di Magnacavallo sono accusati di omicidio premeditato pluriaggravato e occultamento di cadavere. La procura indica due moventi: il primo trova origine nei dissidi nella famiglia Bottura per la divisione della casa di via Roma ereditata dal nonno. Motivo, questo, non avallato dal Gip Gilberto Casari. Il secondo, confermato dal giudice, è il risentimento dei ragazzi per i continui dispetti e molestie del "Fafo".

Massimo avrebbe orchestrato l'omicidio. Alessio l'esecuzione: secondo la procura ha colpito Fausto con la sua mazza da baseball acquistata su Internet. Armando: l'utile gregario. È lui, secondo la procura, che avrebbe dato il via all'azione. La scelta di quella sera non è casuale, con la pioggia che copriva i rumori. I tre, secondo la procura, sapevano già cosa fare: quando il “Fafo” entrò in giardino, Armando gli si avvicinò e gli chiese da accendere, per distrarlo e consentire ad Alessio di colpirlo. Una sola botta. “Fafo”, disabile, perse i sensi. I tre allora lo alzarono, secondo la ricostruzione, e lo trascinarono sul retro della rimessa. Agonizzante, con la testa schiacciata su un letto di sassi, venne colpito alla nuca con altri colpi violentissimi. Fino ad ucciderlo. Massimo, sempre secondo la procura, non partecipò all'aggressione fisica, ma restò un passo indietro a guardare il compimento del suo presunto criminale piano. Poi i sacchi legati, il trasporto nel baule della Punto e il viaggio fino a Bardelle.

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Mantova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista