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Rota: Podestà e Ragione saranno l’Expo di Mantova

L’archistar progettista del recupero: a giorni il piano esecutivo in sovrintendenza. «Il terremoto ha fermato tutto a lungo, ma ci ha fatto scoprire tesori sconosciuti»

MANTOVA. «Adesso, con il cambio di amministrazione, ci sono idee più chiare e coerenti sul futuro del Podestà. Dopo le scoperte fatte in seguito al terremoto Mantova avrà un qualcosa di più rispetto ai Gonzaga». Italo Rota, l’archistar progettista del recupero del palazzo dalla facciata rinascimentale e dal cuore medievale, parla del futuro dell’edificio.

I lavori sono fermi da quattro mesi in attesa del via libera della sovrintendenza al progetto esecutivo rivisto e corretto: «In questi giorni il Comune lo consegnerà alla sovrintendenza - annuncia Rota - e poi aspettiamo il via libera. Il lavoro fatto è stato molto bello e stimolante: invece di aspettare le risposte da tre sovrintendenze diverse c’è stata una collaborazione con loro e tra di loro, un fatto abbastanza raro».

Una volta che il cantiere riaprirà si dovrà recuperare il terreno perduto; i lavori dovrebbero terminare nell’ottobre 2016, dopo 30 mesi dall’aggiudicazione dell’appalto, ma ci dovrebbe essere uno slittamento in avanti: «Non ci sono problemi di finanziamento e, quindi, potremo procedere spediti» assicura l’archistar che tiene a sottolineare un aspetto: «Otto mesi dopo l’aggiudicazione c’è stato il terremoto e questo ha cambiato tutto, dato che il Podestà è risultato l’edificio più danneggiato della città; questo, però, ci ha permesso di fare delle grandi scoperte: quei nuovi affreschi sconosciuti e ritornati alla luce è un patrimonio che va condiviso con i cittadini e i visitatori».

Il problema è questo: quale destinazione dare al palazzo recuperato: «È il lavoro che ci aspetta tutti insieme nei prossimi mesi; sarà stimolante trovare soluzioni che facciano quadrare tutti gli interessi. Non bisogna fissarsi su idee consolidate, servono idee originali, che sono già sul tavolo, per un matrimonio duraturo e sostenibile con quel tipo di manufatto. L’idea è quella di trasformare il Podestà in uno spazio espositivo e di sfruttare la parte più alta, la torre, come salotto da dove ammirare la città a 360 gradi. Sarà un cantiere diverso dal solito e faccio appello al buon senso per non distruggere il palazzo evitando interventi invasivi».

E spiega: «Il suo uso va immaginato con palazzo della Ragione: Podestà e Ragione sono un tutt’uno, tant’è che daranno alla città quello spazio di cui ha bisogno: non serve l’ennesimo museo d’arte, ci sono tante altre cose che producono futuro se si hanno eccellenze. E Mantova le ha: mi riferisco, ad esempio, al cibo e alla sua filiera, al paesaggio, all’agricoltura e alla sua interazione con la cultura. E nel Podestà, palazzo pubblico per eccellenza per il suo essere stato il centro del potere laico, la città dovrà mettere dentro tutte le attività che riuscirà a mettere in moto». (Sa.Mor.)

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