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San Benedetto Po, Autostyle spegne 12 candeline

La sfida tra giovani auto-designer. Alla rassegna internazionale delle supercar modelli unici. Anche la Ferrari costruita in 25 esemplari La soddisfazione di Roberto Artioli, presidente di Berman: «Chi passa di qui fa una grande carriera»

SAN BENEDETTO PO. Ha spento dodici candeline Autostyle, la rassegna internazionale di design dell'auto organizzata dalla Berman di San Benedetto e in particolare dal suo presidente Roberto Artioli, per tutti “il professore”, figura di riferimento che spinto da passione e voglia di investire sui giovani ha fatto nascere e portato avanti la sua creatura cercando di rinnovarsi sempre. Ma il grande pregio di Artioli è sempre stato quello di lasciare il proscenio ai giovani (alcuni giovanissimi) partecipanti del concorso di design, aperto agli studenti delle più importanti scuole europee.

Il loro compito? Partire da modelli di auto già esistenti e rielaborarli, lavorando sulla parte cromatica, sulle linee della carrozzeria, sugli accessori e su tutto quanto il sacro fuoco della creatività, elemento indispensabile per questo mestiere, possa far uscire dalle matite e dalle menti dei protagonisti.

Ma al di fuori del concorso le regine della manifestazione sono loro, le automobili.

Per la giornata di ieri è stata scelta come location Villa di Bagno, a Porto Mantovano, appena fuori città, e entrando il colpo d'occhio era davvero notevole.

Autostyle, è mantovano il più giovane in gara MANTOVA. Il ventenne Andrea Signorini ha presentato i suoi progetti legati alla Cinquecento X e alla Bentley XP 10 6 speed. Ha rielaborato la prima con toni fumettistici mentre per la seconda ha pensato al vintage.

Le meraviglie di alcune delle più importanti case automobilistiche mondiali erano tutte lì, in bella mostra, e gli ospiti avevano la possibilità di studiarle, guardarle, salire al loro interno e in alcuni casi anche provare l'ebbrezza di metterle in moto e di far cantare il loro motore, emettendo suoni ritenuti fracasso da alcuni ma quasi melodia da tutti gli addetti ai lavori.

I pezzi in mostra ieri erano davvero notevoli.

Alcuni quasi unici, come la Ferrari Fxxk, costruita in soli venticinque esemplari e destinata esclusivamente all'uso in pista. Un “mostro” solo a livello di prestazioni, al suo interno pulsa un propulsore da 1.050 cavalli (è la Rossa più potente mai prodotta), dato che le linee, pur aggressive, restano morbide e sinuose. Merito del Centro stile Ferrari, il cui lavoro è stato illustrato dal direttore Flavio Manzoni e dal suo giovane team di designer.

La casa di Maranello ha portato a Mantova anche un esemplare di 488 Gtb, altra recente creatura. È stato poi il turno di un'altra casa italiana, la Lamborghini, con Alessandro Salvagnin (del Centro stile) che ha raccontato il passaggio dalle supersportive al suv. Sì perchè la casa di Sant'Agata Bolognese a partire dal 2018 inizierà a produrre il suo Hurus, un suv appunto, del quale finora sono stati prodotti solo prototipi e che pertanto ieri era assente nell'esposizione mantovana.

Secondo le prime indiscrezioni l'Hurus dovrebbe montare un motore da 600 cavalli e per contenere il peso complessivo dovrebbe essere prodotto con fibra di carbonio. È stato poi il turno della Alfa Romeo, che con Alessandro Maccolini e Inna Kondakova ha presentato al pubblico la nuova nata, la Giulia Quadrifoglio, in commercio a partire dal 2016 e già entrata nei cuori degli appassionati per eleganza e stile. Per la casa milanese era presente anche un modello di 4C, più aggressiva e sportiva.

Queste erano le “Tre belle favole nell'auto”, come recitava il titolo dei workshop: «Siamo arrivati alla dodicesima edizione del nostro concorso – spiega Roberto Artioli, presidente Berman e deus ex machina della manifestazione – l'iniziativa è nata come design competition su versioni speciali delle autovetture. I concorrenti dunque partono da vetture esistenti per crearne poi versioni differenti. In più c'è sempre la possibilità per conoscere gli ultimi modelli prodotti dalle case più famose, come è successo oggi (ieri). Ormai si è creata una vera comunità d'intenti tra tutti coloro che collaborano, basti pensare che per organizzare ogni edizione servono poche telefonate, tra tutti si sono instaurate ormai relazioni molto amichevoli. Ciò che mi fa più piacere però è che gli studenti che passano da qui, se premiati o segnalati, hanno carriere bellissime nei più importanti centri design delle più famose case automobilistiche del mondo». Nicola Artoni

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