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Cima verso il concordato, lavoratori in ansia per gli stipendi

Il sindacato: "Sosterremo l'azienda, ma solo di fronte ad un piano industriale efficace"

BOZZOLO. Avanti piano, con animo sospeso: sindacati e lavoratori della Cima puntano lo sguardo sul Tribunale, al quale ora spetta la prossima mossa nella delicata vicenda della società di riparazioni ferroviarie di Bozzolo. La notizia del deposito della domanda di concordato preventivo in continuità aziendale (martedì) aveva inclinato bruscamente il tavolo delle relazioni, raddrizzato l’altro ieri in via Portazzolo attraverso un confronto franco tra i sindacalisti di Fiom e Fim e la dirigenza dell’azienda, con la mediazione di Confindustria. Che il quadro sia grave – come riassume Alfredo Papa della Fiom – è nell’evidenza della traiettoria che minaccia di portare la Cima su un binario morto. «Siamo tutti interessati alla salvezza dell’azienda - ripete il sindacalista – e sosterremo il tentativo della proprietà a fronte di un piano industriale che sia davvero efficace».

Quanto è largo il buco dei debiti? L’azienda non si sbilancia, le cifre saranno nero su bianco nel concordato. A preoccupare i sindacati sono i tempi: l’iter prevede che il Tribunale nomini il giudice che a sua volta incaricherà il commissario che dovrà affondare il naso nelle carte.

Questione di giorni che dilatano l’attesa in un limbo. La preoccupazione consuma anche gli 80 dipendenti, 31 dei quali sono in cassa integrazione ordinaria. L’ansia è emersa ieri in assemblea. Il punto più delicato è quello della continuità del lavoro e della retribuzione (fino ad oggi regolare), l’azienda ha anticipato l’80% della mensilità di ottobre ma resta l’incertezza sugli stipendi futuri e sull’anticipo della cassa integrazione: se ne farà ancora carico il commissario? La risposta nelle prossime settimane.

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