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Il barista del tribunale: «Il Comune mi riduca il canone»

Il titolare: «Penalizzato da sisma e norme di sicurezza, mi aiutino»

MANTOVA. «Non sono un poco di buono, ma solo un imprenditore che ha dovuto far fronte ad alcune situazioni eccezionali come il terremoto e la sospensione per un anno delle udienze. E che non è stato aiutato dal Comune. Anzi, non mi ha nemmeno comunicato che mi aveva revocato la concessione». Bruno Tarocco è il gestore del bar del Tribunale che per morosità il 1° aprile dovrà lasciare l’attività («e licenziare il dipendente»). Una mazzata che, se non si è forti dentro, rischia di influire negativamente anche sul resto (il nostro, per esempio, gestisce un altro bar a Mottella).

«È vero - ammette - ho un debito col Comune di 9mila euro per non aver pagato il canone, ma il Comune ha anche in mano una mia fideiussione di 10mila euro. Peròse non ho pagato è perché non ci sono riuscito a causa di una serie di vicissitudini che ho puntualmente comunicato in via Roma». A dicembre 2011 Tarocco vince la gara per la concessione dei locali comunali adibiti a bar, 25 metri al piano terra del palazzo di giustizia. L’affitto è di 13.500 euro all’anno.

«I predecessori - racconta - vogliono 5mila euro per cedermi l’arredo; io non glieli do, loro si portano via tutto e mi lasciano dei danni. Chiamo i tecnici del Comune a vedere, ma non si farà mai vivo nessuno. Faccio i lavori a mie spese e pago anche le utenze». Riesce ad aprire l’esercizio pubblico: «Dieci giorni dopo c’è il sisma che impone la sospensione delle udienze per un anno. Pago chi mi aveva fatto l’arredamento, una ditta terremotata di Cavezzo, e lascio indietro l’affitto. E al Comune comunico che non sono in grado di pagare perché mi è calato il lavoro».

La sfortuna continua: «Arriva l’attentato al pm Tamburini e, per garantire la sicurezza, gli orari di apertura del Tribunale vengono ridotti. Segue la strage in Tribunale a Milano che convince le autorità di Mantova a chiudere l’ingresso principale e ad aprire quello laterale con il metal detector. In più il Comune mette i distributori automatici del caffè. E partono i processi telematici». Risultato, clienti e avvocati, sempre di meno, non passano più davanti al bar per raggiungere le aule di giustizia. Il fatturato crolla del 50%: «Chiedo al Comune di ridurmi della metà il canone. Mi riconosce una parte dei lavori fatti, ma lo sconto sull’affitto è del 20%».

In luglio Tarocco e il Comune firmano un accordo per rateizzare il debito, nel frattempo sceso dopo che l’imprenditore aveva sopportato un duro piano di rientro. Dopo un po’ non ce la fa più. E il Comune procede. (Sa.Mor.)

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