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MANTOVA

Mancano 160mila euro, Palazzi chiama Eni al Te

Il Centro internazionale di Palazzo Te ha bisogno di una ricapitalizzazione. Il conto economico del 2015, infatti, si è chiuso con una perdita di 114mila euro

MANTOVA. Il Centro internazionale di Palazzo Te ha bisogno di una ricapitalizzazione. Il conto economico del 2015, infatti, si è chiuso con una perdita di 114mila euro che ha fatto diventare il patrimonio negativo per 107mila euro. C’è, quindi, bisogno di un intervento dei soci. I quali, nel corso dell’ultima assemblea, si sarebbero dichiarati favorevoli al ripiano salvo poi, su richiesta di Tea e Ies, decidere di rinviare. I sette soci Comune di Mantova (fondatore), Camera di commercio, Ies, Tea (promotori), Skira, Verona 83 e Pr1maservices (sostenitori) dovranno versare complessivamente 160mila euro per ricostituire il capitale minimo e per consentire al Centro una minima capacità di spesa per andare avanti. Il Comune si sobbarcherà la fetta più grossa: 73mila 500 euro; Camera di commercio, Tea e Ies 18.390, Verona 83 e Pr1maservices 11mila, Skira 9mila.

Per il futuro, però, servirà altra linfa che solo nuovi soci potranno portare. A maggior ragione dopo l’uscita di Skira dalla compagine societaria (il suo recesso è già stato accolto, ma lascia un debito di 66mila euro a cui si dovranno aggiungere le royalties 2016 per la gestione del bookshop). Il sindaco, dunque, sta cercando nuovi soci e, da indiscrezioni, sembra aver trovato la disponibilità di Eni, pronta a collaborare in un prossimo futuro con il Centro. Intanto, è arrivato un contributo di 100mila euro da Confindustria Mantova, 70mila per il restauro del museo e 30mila per le attività del Centro. «Noi non abbiamo lasciato debiti al Centro» dice Baschieri di Forza Italia, riferendosi al periodo di gestione del cda scelto dal centrodestra in Comune.

«Quando arrivammo nel 2010 trovammo 1,6 milioni debiti che abbiamo coperto con 1,2 milioni. Ad oggi i debiti accumulati dal 2008, anno della mostra di Settis, ammontano a 355mila, di cui 256mila verso i fornitori, ridotti notevolmente, e 99mila di Tfr dei dipendenti. In quei 355mila ci sono i 114mila di deficit della gestione Mangoni. Ciò dimostra che gli amministratori nominati dal centrodestra ha agito in modo responsabile e da buoni padri di famiglia». A pesare sulla gestione Mangoni, poi sostituito da Baia Curioni, il flop della mostra sul Realismo socialista e la perdita di 22mila euro fatta registrare dalla mostra dedicata a Mirò.

Baschieri, infine, ricorda «l’atto di cortesia politica non sufficientemente apprezzato da Palazzi»: «Il cda nominato dal centrodestra si è dimesso prima delle scadenza del 2017 e questo ha consentito al sindaco di attuare fin da subito la sua strategia in campo culturale». (Sa.Mor.)

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