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Tour con il caschetto in 480 nei cantieri

Visite al Podestà, allo Zuccaro e a Sparafucile: presto il bis

MANTOVA. La macchina fotografica puntata contro la finestrella, e poi l’esclamazione: «Ho realizzato il sogno di una vita! Mi mancava solo la Torre dello Zuccaro. Adesso le ho fatte tutte». Neanche le torri di Mantova fossero le cime estreme, gli Ottomila. Angelo Madella, uno dei più grandi fotografi mantovani, re del bianco e nero, con sue immagini che decorano lo scalone del municipio, a 79 anni, ieri mattina saliva come un ragazzo le ripide scale della torre di via Tassoni, per la prima volta nella sua vita.

Alla fine della giornata sono stati 480 i visitatori che hanno potuto entrare in uno o in tutti e tre i Cantieri Aperti, proposti dal Comune per festeggiare l’avvio ufficiale di Mantova Capitale della cultura: la Torre dello Zuccaro, il Palazzo del Podestà e la Rocca di Sparafucile.

I mantovani sono molto incuriositi dai luoghi belli della città, lo hanno dimostrato in coda a Palazzo Cavriani con il Fai, sabato in Santa Barbara per festeggiare il restauro del campanile, e ieri affrontando code molto disciplinate per scoprire tre spazi un poco magici, e normalmente chiusi. L’ingresso era gratuito e il Comune offriva anche l’accompagnamento di una guida, però bisognava prenotarsi e i posti disponibili erano già finiti mercoledì scorso.

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Il sindaco Mattia Palazzi, soddisfatto della risposta, ha subito promesso di ripetere l’esperienza in altri weed end per accontentare chi ha atteso sperando invano in qualche defezione che non c’è stata, e per coinvolgere i turisti, che stanno imparando a visitare il sito internet di Mantova capitale.

Già ieri, 10 aprile,  sono stati organizzati turni aggiuntivi saltando la pausa pranzo.

La visita è piaciuta a tutti, in una bellissima domenica di aprile. A tenere desta l’attenzione, gli scorci imprevedibili e straordinari sul panorama di Mantova, dei suoi tetti e dei suoi laghi, e le pagine di storia anche recente.

A Palazzo del Podestà, con accesso dal palazzo della Ragione, si sono viste decorazioni rinascimentali e squarci di affreschi medievali, le porte delle celle della prigione austriaca, si è ricordato che sotto il voltone avvenivano le punizioni corporali dei condannati. Ma c’era anche chi conserva nei suoi ricordi quando c’era l’Archivio Comunale e la Scuola di musica, una parte di quello che è oggi il conservatorio Campiani.

Il Palazzo del Podestà è immenso, 7mila metri quadrati con oltre 260 stanze, e si sviluppa su otto livelli. Costruito con varie aggiunte, fu inglobato in una forma compatta ed elegante da Luca Fancelli, il grande architetto di Ludovico II, il marchese della Camera degli Sposi, che volle rinnovare l’immagine cittadina.

La Torre dello Zuccaro è un enigma, non è detto che fosse della famiglia Zuccari o Zuccaro, realmente esistita, e comunque non serviva a immagazzinare zucchero, piuttosto in secoli assai più vicini fu deposito statale del sale, allora monopolio. Tuttora è del Demanio. Nel Settecento per un certo periodo la abitò il pittore Domenico Fetti. Lo scopo iniziale non è chiaro, torre d’avvistamento e segno di potenza. Certo le finestre su tutti i lati offrono una vista a 360 gradi e oggi scorci bellissimi. Un incendio nel passato suggerì di abolire il belvedere e l’ultimo piano è cieco. È famosa per la canzone dialettale.

Trionfo dell’apparenza alla Rocca di Sparafucile, sicuramente medievale, passaggio obbligato di chi entrava e doveva pagare il dazio. Ma piena di falsi storici a cominciare dal nome. Sparafucile è il bandito che compare nel Rigoletto di Verdi. Fatto il libretto, lo si ambientò fra Palazzo Ducale e l’osteria di Sparafucile al di là del lago. Oggi a pianterreno c’è un bellissimo camino finto, di cartongesso, per il film con Placido Domingo girato pochi anni fa. Negli anni ’70 la Rocca ospitava un ostello della gioventù, di cui restano le docce e i lavandini. Passato dal Demanio al Comune, diventerà il punto di accoglienza dei turisti, di fronte al parcheggio del campo Canoa con vista sul profilo nobile di Mantova.

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