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Un salto nella letteratura: Shakespeare nella capitale della cultura

Le citazioni della nostra città nelle opere del più grande drammaturgo della storia: perché non farne un percorso?

MANTOVA. Navigando il web, Alessandro Taraschi è riuscito a scoprire (Gazzetta di martedì 5 aprile) i tanti luoghi nel mondo che si chiamano Mantova. Un buon numero negli Stati Uniti, tra paesi, piccoli borghi o quartieri di città importanti.

Sempre a proposito, vado indietro nella memoria fino a un viaggetto turistico negli Usa che mi aveva portato a Martha's Vineyard (Massachusetts), super lussuosa isola di vacanze, preferita adesso da Obama, allora da Jacqueline Kennedy. Tutto quello che potevo permettermi ad Edgardtown era di entrare in un bar e in inglese maccaronico, supportato dal dito indice segnalatore, chiedere una bibita alla molto giovane commessa. Che, identificatomi subito per italian, andava avanti in un sorridente, amichevole terzo grado, passante per "da quale città", risposta obbligata, sperando in bene, "piccola città fra Milano e Venezia".

Non bastava: "Come si chiama la città?" Sentito Mantova, gran sorriso, "Ah Mantua!" come la sapesse lunga in merito, mentre io mi fabbricavo ipotesi di radici familiari italiane, nonno combattente nella seconda guerra mondale e accampato a Mantova o chissà altro, ben distante alla fine da "Mantua? Romeo and Juliet, apothecary!", il farmacista del veleno, lo Shakespeare scolastico dunque non era stato dimenticato dalla ragazza

La storiellina, per quanto minimale, una morale potrebbe averla, proprio in questa stagione della Mantova capitale della cultura, che potrebbe ritenersi anche città shakespeariana, naturalmente ricorrendo alla fantasia. Potremmo chiederne un poco in prestito a maestra Verona, che sta invitando i cittadini a copiare a mano in calligrafia, penna e inchiostro, l'intero testo di "Romeo and Juliet", evento celebrativo dei 400 anni dalla morte dell'autore.

Dopo tutto, Romeo cavalca fino a Mantova per comprare la dose di veleno (atto 5°, scena I), il farmacista aveva casa e bottega, descritte nei particolari, purtroppo senza indirizzo. Ancora: in "I due gentiluomini di Verona", la scena "è a Verona, a Milano e sui confini di Mantova". Atto 4°, scena I "Una foresta fra Mantova e Verona"; scena 3°: "Una foresta sui confini di Mantova". Uno dei bravacci all'agguato confessa di essere stato "bandito da Mantova per aver pugnalato al cuore un gentiluomo". Infine "La bisbetica domata" elenca tra i personaggi un "pedante di Mantova": difficile interpretarlo come noioso, preferibile arrischiare uno che, camminando, veniva da Mantova per sentirsi accogliere così: "C'è la morte per chiunque da Mantova venga a Padova. Le nostre navi sono bloccate a Venezia per una bega personale con il vostro Duca".

D'accordo, i vicini di casa scaligeri vivono sempre di rendita turistica sulla casa di Giulietta e antistante monumento. Noi rimaniamo fermi sempre, con sforzo di fantasia, alla casa d'angolo tra via Chiassi e via de Cani con la scritta sull'architrave a testimoniare l'antica presenza del Collegio degli Speziali. Altrimenti, supporre la ricostruzione scenografica della farmacia in ambiente compatibile e poi il virtuale, che non pone limiti. Rimane la cavalcata di Romeo: con tutti i maneggi che ci sono (un semplice clic ne fa apparire 18 in provincia) si potrà rifare, con finale nell'ipotetica farmacia. Senza distribuzione di veleni, magari un rassicurante vino etichettato Romeo per la circostanza.

Giocare alla fantasia non costa niente. Nel 1970, Luca Ronconi aveva portato in piazza Erbe addirittura "Orlando furioso", con 40 attori e macchine di scena.