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Si arricchisce il museo sulla storia della Gazzetta di Mantova

Acquisite le raccolte complete relative agli anni 1768, 1769 e 1771, entro maggio saranno esposte in piazza Mozzarelli

MANTOVA. Il museo che racconta la storia della Gazzetta di Mantova, il più antico giornale italiano tuttora in edicola, si rinnova e si arricchisce. Il giornale, infatti, ha recuperato e acquisito le raccolte complete riferite agli anni 1768, 1769 e 1771, e i ventuno numeri più significativi saranno esposti entro maggio al primo piano della sede di piazza Mozzarelli 7 a Mantova, assieme a tutti gli altri cimeli che riassumono più di 350 anni di cronache e storie mantovane.

Nell’anno di Mantova Capitale italiana della Cultura non si può non ricordare che la Gazzetta di Mantova prese vita nel 1664 proprio perché la nostra città godeva da secoli di una centralità politica in ambito italiano ed europeo. Quando il duca Carlo II Gonzaga affidò agli Osanna il compito di stampare quel foglio di avvisi che prenderà il nome di Gazzetta di Mantova, la necessità per il casato era quello di ridare lustro a una dinastia che lo stava gradualmente perdendo, tessendo nuove relazioni politiche e, in un certo senso, controllando le notizie che circolavano. E le notizie riportate dalle Gazzette, sia nel 1664, sia poco più di un secolo dopo, ben poco avevano di locale.

Quelle delle tre annate di nuova acquisizione del museo, ad esempio, regolarmente riportano prima di tutti gli altri i resoconti provenienti dall’estero, in particolare dalle capitali che maggiormente contavano all’epoca.

Non stupisce, quindi, che quasi sempre si comincia con le notizie da Vienna: non poteva essere altrimenti, visto che all’epoca era la capitale dell’Impero del quale Mantova faceva parte dal 1707.

A seguire, i reportage da Costantinopoli e San Pietroburgo. Ma non mancavano corrispondenze da Stoccolma, Varsavia, Dresda o Marsiglia. Molto spesso le fonti erano altre Gazzette, anche se, dopo alcuni incidenti diplomatici, venne imposto al compilatore mantovano di attenersi esclusivamente a quella viennese.

Insomma, se ai nostri giorni il punto di forza della stampa locale sta proprio nelle notizie dal territorio, nel diciassettesimo e diciottesimo secolo le Gazzette si leggevano per capire cosa accadeva all’estero. Non sempre, tuttavia, in modo tempestivo.

Le notizie impiegavano spesso parecchio tempo ad arrivare ad essere pubblicate. La Gazzetta di Mantova del 24 novembre 1769, ad esempio, una di quelle che verrà esposta al museo, racconta di un disastroso terremoto che aveva devastato la città di Baghdad. Un terremoto che, tuttavia, risaliva al 20 maggio dello stesso anno, sei mesi prima.

Passando oltre - le Gazzette erano composte da un solo foglio ripiegato, a formare quindi quattro facciate, con uscita settimanale -, le notizie dall’estero lasciavano il posto a quelle provenienti dall’Italia, gradualmente avvicinandosi a Mantova.

A volte, tuttavia, nemmeno considerandola, magari fermandosi a Modena, oppure, come nel numero datato 3 giugno 1968, raccontando di un disastroso incendio a una torre di Cittadella di Padova, durante il quale un coraggioso giovane, intervenuto per aiutare a domare le fiamme, ebbe salva la vita in quanto, precipitando da grande altezza, invocò il nome della Madonna.

Quanto alle notizie mantovane, sempre relegate in ultima pagina, il più delle volte fanno riferimento all’attività dell’Accademia, che proprio in quegli anni di regno di Maria Teresa d’Austria aveva preso slancio. Tra Accademia e Gazzetta di Mantova, d’altra parte, era andata sviluppandosi un rapporto di stimolo reciproco, con l’istituzione, da poco suddivisa in quattro facoltà - filosofia, matematica, fisica sperimentale, belle arti - in continuo fermento e il giornale a riportarne le informazioni per renderne edotta la società civile.

Nel suo piccolo, insomma, si trattava di un embrione di pagina culturale nell’ambito di un foglio di notizie.

Un elemento che all’epoca contribuì a qualificare la Gazzetta di Mantova nell’ambito delle pubblicazioni non esclusivamente letterarie.

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