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MANTOVA

Non solo skyline: i guai entrando nella capitale italiana della cultura

Viaggio con gli occhi del turista: una cartolina da Sparafucile, abbandono, degrado e code per chi arriva dagli altri ingressi

MANTOVA. Distributori di benzina dismessi, vecchi edifici diroccati, rotatorie stradali spelacchiate. Diciamolo, la Mantova città Unesco e Capitale italiana della cultura del 2016 non sempre presenta il meglio di sé al turista che si avvicina in auto alla antica capitale del Ducato dove hanno trovato ospitalità Giulio Romano, Andrea Mantegna e via dicendo. Insomma, non tutti gli ingressi della città sono da cartolina come quello dal ponte di San Giorgio, soprattutto se imboccato all’ora del tramonto.

Abbiamo fatto un tour delle strade d’accesso alla città con occhi diversi, quelli di un visitatore. Il risultato non è sempre esaltante. Non lo è per il turista, che magari è più interessato a ciò che lo attende, e non lo è per il pendolare o il residente che sta rientrando a casa. Non che le altre città abbiano periferie e strade d’accesso lastricate d’oro e percorse da fiumi di latte e miele, sia chiaro, ma guardiamo prima di tutto in casa nostra. Magari a partire dall’ingresso a sud.

LO SKYLINE INVECE E' UN GIOIELLO

EX CASELLI E TRAFFICO. Scoraggianti le enormi code degli orari di punta che si formano lungo la Cisa. Il passaggio a livello a ridosso della svolta per via Brennero di certo non aiuta, ma anche quando le sbarre sono alzate la lentezza del flusso del traffico negli orari di punta è esasperante. Cosa che permette all’automobilista annoiato, tra l’altro, di notare magari l’ex casello ferroviario in stato di avanzato degrado. Anche la selva non curata di erbacce che sta sviluppandosi al centro della rotatoria di via Donati lascia presagire, salvo interventi, uno sviluppo ulteriore.Nulla di particolarmente grave, naturalmente. È erba alta. Dà solo un senso di trascuratezza. Da notare che i rondò alle porte della città con sponsor sono al contrario ben curati.

SCHELETRI DI CEMENTO. Un’alternativa all’ingresso di porta Cerese è la già citata via Donati. Venne riqualificata anni fa proprio per questo. Il traffico è in genere scorrevole, anche se in certi momenti topici (orario di uscita dalle scuole) possono formarsi code più avanti nel traggitto, in viale Montello. Via Donati è una strada di confine: a sinistra i campi, la campagna a ridosso della città. A destra i primi avamposti del centro abitato. È qui che l’occhio attento rileva uno degli effetti della crisi che ha colpito il settore edile: gli scheletri delle casette di una lottizazione non portata a termine. L’effetto non è dei migliori. Non solo e non tanto in senso estetico, ma conferisce alla veduta una valenza simbolica: la crisi c’è e si fa sentire. Di quel gruppetto di case parliamo nell’articolo a fianco. Ci sono anche vecchie case diroccate in mezzo al terreno incolto. Di per sè non sono un gran biglietto da visita, ma collocate in quel contesto possono richiamare al fascino di film gotici alla “La casa dalle finestre che ridono” (Pupi Avati).

RONDÒ GIALLO. Altro ingresso è quello della Sabbionetana. Non offre grandi spunti panoramici, ma non è obbligatorio. Certo, a essere pignoli, si potrebbe far notare che anche qui abbiamo una rotatoria - quella che porta alle Torrette – poco curata sotto il profilo estetico.

Fino a una decina di giorni fa l’aiuola al centro era una cumulo di erbacce. Qui sono intervenuti le falci della manutenzione stradale, ma non si è andati oltre. Il “cunettone” centrale è ricoperto di erba gialla e secca. Nel rondò c’è anche un’indicazione che porta a uno svincolo chiuso: andrebbe tolta. Più avanti, a poche decine di metri dal cavalcavia, troviamo sulla sinistra un distributore di benzina dismesso. Circondato dalla rete verde da cantiere, è stato messo in sicurezza e morta lì. Non che ci si aspetti fontane e opere d’arte al suo posto, ma il colpo d’occhio è poco gratificante.

DISTRIBUTORI D’UN TEMPO. Un altro distributore in disuso si trova lungo la provinciale per Cremona. Siamo a Borgo Angeli, che per le sue caratteristiche forse andrebbe valorizzato di più. Certo non è un bel vedere lo scheletro di un distributore di benzina dismesso sulla sinistra. Da notare che chi entra in città da via Pilla, il biglietto da visita pochi metri dopo il cartello di Mantova è lo scheletro di una casa circondata da reti perché pericolante.

CENTRO SERVIZI MANCATO. È quanto si trova di fronte chi si immette nel rondò a nord della città lungo via Verona. Sulla sinistra c’è il grosso parallelepipedo dalle finestre vuote che sarebbe dovuto divenire un centro direzionale. Ora è solo un fantasma di cemento che dà il benvenuto alla città.

INGRESSO D’ACCIAIO. Dell’ingresso da affresco del ponte di San Giorgio abbiamo già detto. Manca all’appello quello da via Brennero. Sarebbe bello notare che anche da lì, dove c’è il ponte ferroviario che finacheggia la strada, si può notare di sfuggita un skyline notevole della città o la bellezza selvatica della Vallazza. Ma è impossibile fermarsi. E poi, dopo essere passati attraverso le cisterne dell’ex raffineria e il profilo del turbogas , è difficile farsi prendere dalla suggestiva malinconia della seminascosta Vallazza.

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