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MANTOVA

Gli spazi che cambiano: così Lunetta abbraccia la nuova arte

Il progetto “Without frontiers, Lunetta a colori” sta cambiando l’immagine di edifici e piazze. E la gente partecipa alla rigenerazione urbana

MANTOVA. Le opere di steet art a Lunetta prendono forma. Gli artisti sono all’opera da lunedì ed entro sabato 30 luglio restituiranno ai cittadini un’immagine diversa del quartiere. Il progetto “without frontiers, Lunetta a colori” vede in prima linea professionisti di fama internazionale intenti a ridare vita a quella zona considerata il cuore del quartiere.

I lavori hanno un costo complessivo di 45.000-50.000 euro ed i fondi arrivano dal budget ricevuto da Mantova quando è stata nominata capitale della cultura 2016, dal gruppo Tea e da sponsor privati. I lavori rientrano dunque nel capitolo Mantova capitale della cultura ma questo sembra non essere stato spiegato a dovere agli abitanti che hanno, in un primo momento, puntato il dito sull’amministrazione comunale considerata colpevole di incentivare l’arte tralasciando le necessità più impellenti, come le buche sulle strade o i parchi da riorganizzare. «I cittadini saranno contenti- dice Claudio che sembra essere diventato uno dei maggiori fan dell’iniziativa- ma al momento persiste ancora molta critica. Prima di iniziare i lavori, bisognava informare maggiormente gli abitanti per portarli a comprendere la filosofia degli interventi. Quando sento dei malcontenti, cerco di sopperire a quella mancata informazione».

Mantova: Street art per dare vita ai muri di Lunetta I lavori sono in corso, ma la Street art che sta per colorare e dare vita ai muri di Lunetta ora ha davvero preso corpo.

In questi giorni sono in molti a fermarsi per curiosare e capire cosa sta succedendo. «Attendo di vedere il risultato finale - dice Gilberto- ma ciò che già vedo non mi dispiace. L’arte fa bene al cuore». Parole positive arrivano anche da Stefano. «Tutto ciò che è cultura a me piace, hanno mosso un po’ l’ambiente. Gli artisti sono alla mano, se ti fermi ti spiegano cosa stanno disegnando e perché hanno scelto proprio quel tema».

Il coinvolgimento del pubblico e il dialogo tra artisti e abitanti sono stati da sempre considerati anelli principali del progetto. A dirlo è Simona Gavioli che insieme a Giulia Giliberti ha curato tutto l’iter. L’opera del duo conosciuto come Bianco-Valente parte proprio dalle chiacchierate avute con le persone del luogo: «I nostri lavori nascono dal posto e nel posto. Abbiamo parlato con i residenti per capire il loro spirito, i loro pensieri. Grazie ad una trentina di interlocutori, realizzeremo una frase che trasmetta l’anima del quartiere. Confrontandoci con più etnie abbiamo notato il desiderio generale di instaurare legami, ma non conoscere la cultura dell’altro fa paura e diventa un blocco che ferma alla nascita rapporti di vicinato e d’amicizia. Con la nostra opera cerchiamo di aiutare a superare questo iniziale scoglio. Inizialmente dovevamo lavorare sulla rampa che porta alla piattaforma rialzata della banca ma abbiamo cambiato lo schema all'ultimo momento ed ora non diamo anticipazioni. Sarà una grande sorpresa».

I pittori nelle loro decorazioni hanno poi cercato di intersecare il rinascimento mantovano e la contemporaneità e dopo aver visitato palazzo Te e palazzo Ducale, la sala dei giganti sembra aver ispirato ben due artisti. Etnik si occupa delle torrette adiacenti alla banca e lo fa omaggiando la residenza estiva dei Gonzaga. Guardando i due cilindri in muratura, quello di sinistra riprende gli elementi esterni dell’edificio di Giulio Romano, quello di destra quelli interni ed in particolare la sala dei giganti. «Con l’acquerello ho ripreso tutta la gamma dei colori per contrastare il grigiore e la cupezza della piazza».

Anche lui evidenzia come si sia stabilito un rapporto unico con i residenti.

«All’inizio erano scettici, ma ora ci portano acqua e cibo». Anche Perino&Vele hanno preso spunto dalla caduta dei giganti. Sul muro accanto all’edicola a cadere però sono i pericoli dell’umanità rappresentati con i simboli del radioattivo, del nocivo, del fuoco. Sono poi disegnati in bianco e nero delle forme che rappresentano dei cuscini che permettono agli uomini di sentirsi protetti. Dialogare con i passanti è servito anche a Vesod per perfezionare alcuni particolari: «La mia idea era di dipingere una madre, ma molti si sono fermati chiedendomi se si trattava di una Madonna. Decisi così di cambiare il colore del cappuccio, originariamente grigio, in bianco e rosso, tinte che per giunta ricordano la squadra di calcio, discostandomi dal sacro».

Sulle facciate dell’università intervengono poi Fabio Petani e Corn79: «L’opera- dice Petani- deve rimanere armonica e morbida sulla struttura. Appariranno elementi chimici, in particolare il cadmium, di botanica, e geometrici».

Anche Corn79 ha studiato qualcosa di non impattante: «Ho cercato un bilanciamento tra immagine ed edificio. Il disegno rappresenta qualcosa di astratto e lavora sulla circolarità. Mi piace stupire l’osservatore ma lasciargli al contempo libertà di immaginazione».

E stasera alle 20 a palazzo Arrigoni, in via Arrivabene, inaugura la mostra.

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