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Tagli al fondo sociale, servizi a rischio

Calano i finanziamenti regionali 2016 destinati a minori, disabili e anziani: in dieci anni crollati da 4,4 a 2,4 milioni

Una goccia alla volta, la pioggia s’è fatta tempesta e ha scavato un cratere nei conti del welfare. L’evidenza è nelle cifre del Fondo sociale regionale (attraverso cui transitano i fondi statali per le Ats che li girano ai singoli distretti sociosanitari): nel 2006 il finanziamento per i sei distretti mantovani ammontava 4.468.607 euro, quest’anno la cifra si è quasi dimezzata a 2.456.677 euro. L’ultima botta è arrivata con la delibera approvata dalla giunta Maroni una settimana fa: l’erosione del 2016 pesa per altri 200mila euro e rotti (nel 2015 il taglio si era fermato a 2.657.154 euro).

Calcoli e denuncia sono della Cgil: «Questi sono tagli socialmente insostenibili perché siamo di fronte a una crescita dei bisogni di assistenza, in particolare per gli anziani e i disabili» tuona il segretario provinciale Massimo Marchini. I soldi del fondo regionale servono infatti ad ammortizzare i costi dei servizi sociali per i minori, i disabili e gli anziani. Ancora più in dettaglio, i finanziamenti coprono parte dei costi delle strutture che erogano i servizi. Ad esempio gli asili nido, i Cred estivi, i centri d’aggregazione giovanile, le comunità che accolgono i minori in situazione di disagio, i centri socio-educativi e le comunità socio-sanitarie per i disabili, l’assistenza domiciliare per gli anziani e altri servizi ancora.

«Questo taglio al Fondo sociale regionale graverà ulteriormente sulla situazione già critica degli enti locali, che dovranno rispondere a un aumento di richieste con meno risorse - avverte Donata Negrini della segreteria Cgil, responsabile del welfare – Anche nel 2016, durante gli incontri con i sindaci, abbiamo registrato una sempre maggiore difficoltà a mantenere i servizi per le fasce più deboli della popolazione in un contesto caratterizzato da una crisi economica che non migliora. Sicuramente queste scelte della giunta regionale incideranno pesantemente sulle condizioni delle persone più fragili e delle loro famiglie, compromettendone i diritti sociali».

A confermare l’affanno è Andrea Caprini, nella duplice veste di assessore comunale al welfare e presidente del Consorzio progetto solidarietà, che abbraccia i 15 Comuni del distretto socio-sanitario di Mantova, con il relativo piano di zona. Oltre al Comune capoluogo, ne fanno parte: Bagnolo San Vito, Bigarello, Borgo Virgilio, Castel D'Ario, Castelbelforte, Castellucchio, Curtatone, Marmirolo, Porto Mantovano, Rodigo, Roncoferraro, Roverbella, San Giorgio di Mantova, Villimpenta. Distretto che ha visto i finanziamenti regionali asciugarsi in dieci anni da 1,7 milioni a 938mila euro. Senza andare troppo indietro nel tempo, disinnescando preventivamente l’obiezione che dieci anni fa era un altro mondo (e lo era davvero), nel 2013, praticamente l’altroieri, lo stanziamento era di 1,2 milioni.

Racconta Caprini che fino a oggi il Consorzio progetto solidarietà ha tamponato l’erosione continua dei fondi attingendo a una riserva accantonata dagli stessi Comuni per far fronte alle emergenze. In cassa, però, sono rimasti soltanto gli spicci. E ora che si fa? «In 4 anni ci hanno tagliato i finanziamenti del 20%, costringendoci ai salti mortali – risponde Caprini – Adesso, però, diventa molto complicato tenere tutto insieme. Delle due l’una, o si riducono i servizi oppure si aumentano le rette. Ne parleremo durante l’assemblea dei sindaci del distretto, in programma per fine mese». Bussare direttamente alla Regione? Inutile. Ci hanno provato Cgil, Cisl e Uil, affidando la propria preoccupazione a una nota unitaria spedita il 22 luglio e indirizzata all’assessore regionale Francesca Brianza e al direttore del suo assessorato, Paolo Favino. La richiesta era di riportare il finanziamento almeno alla cifra del 2015. Gli è stato risposto picche, «anche in considerazione degli stanziamenti previsti da alcune misure relative al reddito di autonomia». Peccato che queste misure siano sempre state presentate come aggiuntive a quelle esistenti, osservano i sindacati. La pioggia s’è fatta diluvio.

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