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Navigazione sul Rio, la Bonifica frena il Comune: rischio allagamenti

L'avviso al Comune: per navigare il canale in sicurezza  occorre un sistema di sbarramento automatizzato. Intanto il Consorzio può restaurare il tetto dell’Arlotto: «Ora a caccia di 130mila euro per rifare le facciate»

MANTOVA. Il 19 settembre 1922 l’ingegner Carlo Arrivabene firmò la relazione del progetto di massima per la bonifica, cioè per quella rete di impianti, canali e gallerie sotterranee che ancora oggi tiene asciutta la città.

Tra una lunga serie di conteggi e di straordinarie descrizioni dei corsi d’acqua intorno a Mantova, Arrivabene spiegò che, alla base di tutti i calcoli, e dunque di tutti i lavori da svolgere, c’era un dato di riferimento. Nel trentennio tra il 1890 ed il 1919 il giorno in cui era piovuto di più era stato il 10 giugno 1919, con un totale di 7,45 centimetri di acqua.

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Il documento del 1922: se Mantova si salva dalle sue stesse acque, quelle di superficie e quelle sotterranee di falda, è anche perché il Decreto Reale del 26 febbraio 1920 costituì il “Consorzio speciale di bonifica del territorio a sud della città

Questo fu considerato, da Arrivabene e dagli altri ingegneri che lavoravano al progetto, il parametro di riferimento, ovvero il dato base del «caso più sfavorevole». Facendo un istantaneo balzo in avanti nel tempo, lo scorso giugno il temporalone che ha allagato mezza città ha scaricato a terra 7,50 centimetri d’acqua in mezz’ora. Ancora: più volte, negli ultimi anni, la pioggia ha superato i 10 centimetri nelle 24 ore.

Perché se ne parla adesso? Intanto per la rivalutazione del ruolo turistico del Rio portata avanti dal Comune.

Ma anche perché lo scorso giugno molte cantine del centro storico si sono allagate per la crescita della falda. Ecco cosa era successo: una pioggia torrenziale proprio mentre il livello del Rio era stato elevato da 14,50 a 14,80 metri sul livello del mare, con i trenta centimetri in più che servivano per consentire la navigazione. Trenta centimetri sembrano pochi, ma con l’acquazzone il livello del Rio è salito a 16 metri. E le paratie sistemate a ponte Arlotto erano fisse, non potevano essere tolte in poco tempo.

«Tutto considerato - spiega la presidente del Consorzio Territori del Mincio, Elide Stancari - direi che l’esperimento della navigazione sul Rio, peraltro molto bello, non potrà essere ripetuto nella stagione dei temporali. Al Comune lo abbiamo detto: le condizioni per mantenere il Rio a 14,80 metri sul livello del mare non ci sono, il rischio è troppo grande». Ma Stancari rilancia e apre uno spiraglio: «L’unico modo per garantire che la falda non salga troppo, visto che è il Rio a dettarne il livello, è che si faccia un investimento sullo sbarramento del ponte Arlotto».

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Il Consorzio, insomma, mette le mani avanti: se il Comune vorrà riproporre la navigazione sul Rio, bisognerà investire un po’ di soldi per un sistema automatizzato che regoli lo sbarramento in modo da garantire l’immediato deflusso dell’acqua in eccedenza. «Lo scriveva anche Arrivabene: il Rio va tenuto basso».

E così la città scopre, leggendo la relazione di Carlo Arrivabene (un documento storico notevole), che quel canale all’apparenza innocuo è in realtà un importantissimo strumento per tenere a bada la falda sulla quale Mantova galleggia come una zattera. In particolare ha un effetto drenante grazie anche ad una rete di diaframmi e tunnel sotterranei che arrivano fino alla fossa Magistrale e a Valletta Valsecchi, dove ci sono il vaso di espansione e lo sbocco nel lago Inferiore.

Ma restando in tema di investimenti necessari, per il Consorzio è arrivata un’importante novità dalla Regione, che ha concesso un finanziamento di trentamila euro: «Con questi soldi rifaremo il tetto - precisa il direttore Massimo Galli - oltre alle luci e alla targa del Consorzio. Per restaurare le facciate, che sono in intonaco pigmentato, servono invece 130-140mila euro. Insieme al Comune parteciperemo ad un bando che punta a fondi per Mantova capitale: speriamo di riuscire ad ottenerli».

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