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Lidia Shopping ora cambia volto con l'architetto della moda

Nuova facciata per la boutique di Rodigo, parla l’autore del progetto

RODIGO. Il conto alla rovescia è cominciato: domenica 4 settembre alle 20.30 la boutique Lidia Shopping di Rodigo mostrerà il suo nuovo volto, svelandolo durante uno spettacolo che si preannuncia ricco di effetti speciali. L’edificio si presenterà agli ospiti avvolto in un gigantesco drappo rosso, che cadrà nel corso della serata. «Il telo non è una semplice copertura concepita soltanto per garantire l’effetto sorpresa - anticipa il titolare del negozio, Federico Scalogna – ma una vera e propria installazione artistica ispirata alle opere di Christo». Cosa si nasconde dietro al velo scarlatto? La Gazzetta ne ha sollevato un lembo per mostrarvi in anteprima un particolare dell’edificio e ha intervistato Roberto Baciocchi, l’architetto di fama internazionale che ha curato il nuovo look della boutique rodighese, ridisegnando le superfici esterne.

Conosciuto in tutto il mondo come progettista di lussuosi templi della moda (portano la sua firma i punti vendita di Prada, Miu Miu e La Perla) il designer toscano è molto attivo anche sul versante dell’edilizia residenziale e del restauro. Prima di volare a Parigi, dove allestirà uno spazio espositivo alla Monnaie de Paris (la zecca nazionale francese), ci svela i segreti della nuova facciata di Lidia Shopping. «Ho progettato uno spazio in armonia con l’ambiente bucolico che circonda l’edificio, rinunciando volutamente a decorazioni e atmosfere metropolitane – spiega – per conferire morbidezza e leggerezza alla struttura, ho semplificato i volumi, utilizzando un particolare tipo di policarbonato che riflette la luce in modo ottimale e crea piacevoli effetti cromatici».

Baciocchi aveva già lavorato a Mantova. «In passato ho curato un progetto per la boutique Folli Follie, ma non avevo mai operato nelle campagne mantovane e Lidia Shopping rappresentava una sfida stimolante. La facciata non aveva un’identità architettonica ben definita. Credo di essere riuscito a dargliene una all’altezza dell’atmosfera frizzante e moderna che si respira al suo interno».

«Cosa le piace della nostra città?» gli chiediamo. «Tutto, dall’architettura alla gastronomia. Adoro Mantova: è un concentrato di bellezza ed eccellenze. Qui ha dato il meglio di sé il più grande progettista di tutti i tempi: Leon Battista Alberti. Ci sono solo due stili davvero italiani (nel senso che sono nati nel nostro paese): l’architettura rinascimentale, di cui la vostra città offre splendidi esempi, e quella fascista, che tuttora vanta una solidità invidiabile».

E a proposito di solidità, l’architetto lancia un pensiero al disastro provocato dal terremoto tra Lazio e Marche. I crolli potevano essere evitati? «Certo, per quanto riguarda l’edilizia residenziale, bisogna risolvere un problema legato alla storia dei borghi del centro Italia, dove sopravvivono immobili realizzati con terra e sassi. Purtroppo rendere antisismiche le antiche dimore comporta costi che non tutti i privati sono in grado di sostenere. La piaga degli edifici pubblici, invece, è la corruzione: nel nostro paese è più pesante che in Sud America. Siamo sottoposti a un regime fiscale tra i più onerosi del mondo, ma in cambio non possiamo contare su adeguati interventi di prevenzione, perché ci sono troppi disonesti che speculano e restano impuniti, grazie alla protezione offerta da una rete del malaffare».

 

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