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La febbre della Ferrante che colpisce anche Hillary

Confronto sul caso letterario dell’autrice senza volto che sta invadendo l’America. L’editrice: «Ci sentiamo tutti i giorni, ma il rispetto dell’anonimato è ferreo»

MANTOVA. «Io penso che la buona novella sia sempre: è uscito un libro che vale la pena leggere. Penso anche che, di chi l’ha scritto, alle lettrici e ai lettori veri non importi niente. Persino Tolstoj è un’ombra insignificante se va a passeggio con Anna Karenina». Parola di Elena Ferrante, la scrittrice napoletana che da venticinque anni sforna capolavori in salsa partenopea, mantenendo rigorosamente segreta la propria identità.

E mentre il suo volto resta coperto dall’impenetrabile coltre dell’anonimato, i suoi libri viaggiano in tutto il mondo e conquistano milioni di persone. Negli Stati Uniti la chiamano la ‘febbre della Ferrante’. E’ un morbo letterario che si trasmette attraverso il passaparola e viaggia veloce su Twitter con l’hashtag #FerranteFever. Anche Hillary Clinton è stata contagiata da questa passione. L’ha confessato un paio di giorni fa nel podcast con cui si rivolge ai sostenitori: «Sapete cosa ho cominciato a leggere? Le ‘neapolitan novels’ di Elena Ferrante».

Qual è il segreto di questo successo planetario? Se n’è parlato ieri nella basilica palatina di Santa Barbara nel corso di un evento che ha visto protagoniste la scrittrice statunitense Jami Attenberg, la filosofa Luisa Muraro e Sandra Ozzola, responsabile della casa editrice che pubblica le opere della Ferrante. L’unica a conoscere la vera identità della misteriosa autrice. «Ci sentiamo quasi tutti i giorni – ha svelato – il nostro è un rapporto di collaborazione ed amicizia che dura da 25 anni ed è accompagnato da un patto di ferro: il rispetto dell’anonimato. Quando ho ricevuto il suo primo manoscritto (l’Amore molesto), ho intravisto subito la grandezza: nelle sue opere si ritrova l’intensità della lettura tipica dell’infanzia».

La Attenberg conosce bene questa sensazione, perché è una delle portatrici sane della ‘Ferrante fever’. «La ammiro e allo stesso tempo le invidio l’anonimato – ha rivelato – Il suo lavoro, così coraggioso ed ambizioso, mi spinge a migliorare come scrittrice. Il segreto del suo successo in America? La cottura a fuoco lento dei sentimenti. Negli Usa non siamo abituati a questo: andiamo sempre troppo veloci».

Secondo la Muraro, i punti di forza della Ferrante sono parecchi: «E’ stata una delle prime a rivendicare il valore della scrittura femminile – ha sottolineato – La fedeltà al proprio essere profondo è la vera lezione di questa autrice, che attinge dalla materia autobiografica per estrarre lavori di narrativa». Ospite d’eccezione, l’attrice Anna Bonaiuto (interprete, tra l’altro, della trasposizione cinematografica dell’Amore Molesto), che ha strappato lunghi e calorosi applausi, recitando con intensità brani tratti dalle opere della Ferrante. Ieri, dunque, a Mantova mancava solo lei: la misteriosa scrittrice. O forse c’era? Chissà…

 

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